Giurisprudenza sulle Licenze in materia d'armi

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LeggiQui di seguito si riporta una breve raccolta di massime giurisprudenziali rese in materia di porto d’armi. In particolare, si richiamano gli orientamenti dei Giudici Amministrativi in materia di diniego al rilascio e/o al rinnovo all’autorizzazione a portare armi per le tipologie previste dal nostro Ordinamento: “difesa”, “caccia” “tiro a volo”.

La giurisprudenza dei giudici amministrativi, (TAR in primo grado e Consiglio di Stato in sede di gravame) cui spetta la giurisdizione in materia, salva qualche particolare rara eccezione, è decisamente attestata su posizioni rigide. In particolare, viene ribadito, pressocchè costantemente, che la facoltà di “portare armi” è una posizione giuridica di “interesse legittimo” e non già di diritto soggettivo, “cedevole” rispetto all’esigenza della tutela della sicurezza pubblica. Inoltre, viene costantemente ripetuto il concetto della massima discrezionalità in capo alla P.A. nel procedere ad atti ablativi ovvero di diniego pur in presenza di semplici elementi di “fumus”. 

in materia di porto d’Armi, l’espansione della sfera di libertà dell’individuo (di portare armi) è destinata a recedere di fronte al bene della sicurezza collettiva. (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 9 maggio 2006 n. 2528).

Il provvedimento contenente il divieto di detenere armi è espressione di un’ampia sfera di discrezionalità del Prefetto. (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 13 luglio 2006 n. 4487).

La revoca dell’autorizzazione del porto d’armi può essere sufficientemente sorretta da valutazioni della capacità di abuso fondate su considerazioni probabilistiche e su circostanze di fatto assistite ma meri elementi di fumus, in quanto, nella materia de qua l’espansione della sfera di libertà dell’individuo è destinata a recedere di fronte al bene della sicurezza collettiva. (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 20 luglio 2006, n.4604).

Praticamente, con un’equazione quasi acritica, si sostiene che “il togliere dalla circolazione” le armi (recte: le licenze per la detenzione e/o il porto) risponde all’esigenza di maggiore tutela della sicurezza pubblica sicchè la P.A:, nell’esercizio di tale potere, ha la discrezionalità massima. Tale orientamento di chiusura giunge ad affermazioni di principi che non possono che dispiacere gli oplofili.

Poiché la detenzione ed il porto d’armi si caratterizzano per un’intrinseca pericolosità e per la mancanza di un interesse socialmente apprezzabile, la P.A. è titolare di un ampio potere discrezionale nel valutare le posizioni oggettive dei privati in rapporto ai preponderanti interessi pubblici concernenti l’ordine e la sicurezza. (Cfr. TAR Campania, Napoli, sez. IV, 1 marzo 2005, n. 1421; Cons. Stato, sez. IV, n. 1503/2004).

Le riportate decisioni sembrano quasi attribuire una sorta di disvalore sociale ex se alla detenzione ed al porto delle armi da parte dei privati cittadini.Inoltre, ogni comportamento che violi le regole sulla tenuta e conservazione delle armi, può legittimamente dar luogo alla revoca/diniego dell’autorizzazione.

dall’omessa custodia in sé non è illogico fare discendere il giudizio sulla scarsa affidabilità nel possesso delle armi come richiesto dall’art. 39 R.D. 18 giugno 1931 n. 773 ai fini della revoca della licenza di porto d’armi. (cfr. T.A.R. Piemonte, sez. II, Torino, 19 luglio 2005 n. 2545).

Ma, è giusto riportare anche qualche (rara) decisione favorevole all’istanza del cittadino che si è vista negare l’autorizzazione al porto d’armi.

risulta del tutto irrazionale il diniego al rinnovo della licenza di porto d’armi a soggetto che non ha mai riportato condanna penale, né si è reso responsabile di comportamenti ostativi al rilascio od al rinnovo della licenza, non ha mai mostrato atteggiamenti idonei a farlo ritenere capace di abusare delle armi, non risulta mai essere stato raggiunto da provvedimenti ricollegabili all’uso di stupefacenti od all’abuso di armi (eccetto una mera segnalazione in rapporto ad un singolo episodio di consumo di hashish mai successivamente confermato) che ha precedentemente sempre ottenuto il rinnovo della suddetta licenza, (senza mai mostrarsene indegno) che è titolare di un’attività per cui viene sottoposto periodicamente ad accertamenti sanitari intesi a verificarne lo stato di salute, che maneggia ingenti somme di danaro in contanti che è stato vittima di un incendio doloso per fini intimidatori ed estorsivi. (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 7 giugno 2006, n. 3427).

La superiore decisione del massimo Organo giurisdizionale in materia di giustizia amministrativa ha poi rimarcato che ”l’art. 43, comma II, T.U.L.P.S, riconosce alla pubblica amministrazione procedente un potere ampiamente discrezionale nella valutazione dei presupposti e dei requisiti necessari per ottenere il rilascio della licenza di porto di pistola per difesa personale; detta discrezionalità, però, non può sconfinare nell’irrazionalità manifesta.”

Un breve accenno merita l’esame delle posizioni assunte dalla P.A. allorchè deve procedere all’esame dei requisiti fisici e psichici propedeutici al rilascio/rinnovo di licenze de quibus.

In proposito si segnale T.A.R., sez. I Toscana, Firenze, 13 gennaio 2005, n. 103 che ha affermato che “la pubblica amministrazione non è vincolata al giudizio tecnico finale del Collegio Medico e può tener conto di tutti gli elementi che possono incidere sull’affidabilità di chi richiede la licenza di porto d’armi”.

Ulteriore approfondimento merita l’orientamento nei confronti di soggetti che abbiano fatto uso, a vario titolo, anche episodico, di sostanze stupefacenti ovvero siano portatori di patologie psichiche.

Il TAR Calabria, (sez. I, 20 aprile 2005, n. 284) ha sancito che tra i requisiti imprescindibili per ottenere il PDA occorre provare il possesso dell’assoluto equilibrio psico-fisico tale da garantire al soggetto di dominare in qualsiasi situazione impulsi ed emozioni.

Il T.A.R. Lombardia, sez. staccata di Brescia, in sentenza n. 95/05 ha confermato la legittimità del diniego del rinnovo di porto di pistola ad un soggetto (vigile urbano) che soffriva di crisi ansioso-depressive.

Infine non posso non citare la pregevole opera del dott. Mori che sul sito “earmi” ricorda che in base alla L. n. 49 del 21 Febbraio 2006 chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope, anche per uso personale e in dose non punibile, venga sottoposto, tra l'altro, alla sanzione amministrativa della sospensione della licenza di porto d'armi da un mese ad un anno o del divieto di conseguirla per lo stesso periodo, se ancora non ce l'ha.

In altre parole a seguito della segnalazione della P.G. il prefetto provvede ad irrogare la sospensione o il divieto, determinando la durata della misura.

A prima vista si potrebbe ritenere che siccome la legge parla solo di licenza di porto d'armi, il fatto di farsi le "canne" non incide sul possesso di armi e che comunque dopo trascorso il periodo di sospensione, la licenza di porto deve essere restituita. Opinione errata perché rimane fermo il potere discrezionale del prefetto o del questore di valutare l'affidabilità del soggetto in relazione a tutte le informazioni in suo possesso. (Fonte citata). 

Come si vede, in materia vige un palese rigore.

Non è qui il caso di commentare perché, chi scrive, ritiene che le sentenze vadano, comunque, sempre eseguite e le censure mosse solo nelle sedi deputate.Concludo ribadendo un principio che viene sempre richiamato da tutti gli esperti ed appassionati ma, forse proprio perché sempre “ricordato”, finisce con l’essere come i suggerimenti dei genitori; ad essi, ad un certo momento, non si presta più orecchio.

Massima prudenza nel maneggio, nella CUSTODIA e, più in generale, nell’uso delle armi.La materia, come si sa, è complessa e, ad amore del vero, non sempre gli appartenenti alle Forze di polizia istituzionalmente deputate al controllo hanno un atteggiamento univoco ed uniforme.Ma, va pure detto, sempre per amore della verità che, nella stragrande maggioranza dei casi, nei commissariati di Polizia e nella caserme dei Carabinieri, c’è sempre un funzionario o un maresciallo magari severo ma, ragionevolmente disponibile ad ascoltare le istanze degli utenti dubbiosi in materia.Dico questo perché, anche per esperienza diretta, tanti piccoli problemi in materia di armi si possono risolvere ex ante affrontando in contraddittorio con gli Organi di controllo, le questioni che possono profilare incertezze e dubbi.

Nelle sezioni amministrative delle Questure circola il detto che la maggior parte delle sanzioni irrogate nascono da disattenzione e da violazioni riconducibili a “colpa” (ergo: leggerezza) ed emergono, spessissimo, proprio su (auto)denunzie rese degli utenti nell’assoluta buona fede.

Inoltre, evitare, in qualunque modo, di subire “mende” che possano offrire la stura per un giudizio prognostico negativo sull’affidabilità nell’uso e detenzione delle armi perché questo si tradurrebbe, con ogni probabilità, nell’addio definitivo (o, quantomeno, per lungo tempo: 4-5 anni) agli affezionati “ferri”.

Piccole “colpe” –una lite con il vicino di casa, una lite automobilistica- che verso i comuni cittadini sono (a torto o a ragione qui non importa accertarlo) blandamente sanzionate, nei confronti dei titolari di licenze per il porto di armi, possono costituire il presupposto per un provvedimento ablatorio.

E, da quelli che sono i chiari di luna, è molto, molto improbabile che un Tribunale amministrativo riconosca (ammesso che lo farà mai) in via d’urgenza il ripristino alla possibilità del –sempre più mal visto- hobby che, in definitiva, fa solo tanto rumore e danneggia ….la carta.

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