Nuovo Decreto, prime impressioni

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Nuovo DecretoEcco due righe sul testo del decreto che da tempo turba le mie e forse anche le vostre notti. Prendete le mie ipotesi con prudenza perché bisognerà vedere quale sarà il testo approvato e soprattutto come lo applicheranno e perdonatemi eventuali lacune o imprecisioni sulle quali potremo tornare. Sono comunque sempre a disposizione per eventuali chiarimenti ai singoli interessati.

Lo schema di decreto é stato occultato come un segreto militare e ne ho appena potuto prendere visione sull’ ottimo sito della FISAT (http://www.campagnafisat.it/www.campagnafisat.it/Campagna_FISAT.html)

Non mi stancherò mai di ripetere che detta associazione va sostenuta e seguita perché è l’unica realtà italiana che ha la capacità di battersi efficacemente per tutelare chi, a vario titolo, utilizza le armi per sport, passione o lavoro e lo fa superando le divisioni tra cacciatori, tiratori, collezionisti e professionisti del settore, portando avanti il principio che non si debbono svendere i diritti degli altri per salvare il proprio orticello e che occorre, invece, restare uniti Gli anti armi sono uniti ed organizzati! Il cacciatore che, ad esempio, non prende posizione a favore del tiratore di dinamico che vede imporre restrizioni al proprio sport solo perché oggi le restrizioni non toccano la sua doppietta piangerà alla prossima modifica legislativa. Il produttore che dovesse barattare modifiche favorevoli alla propria impresa con i diritti dei cittadini onesti utenti di armi soffrirà quando nessuno comprerà più i suoi prodotti. Se non si rimane uniti, i nostri diritti verranno fatti fuori un pezzetto alla volta, così come si affetta il salame, e, alla fine, non rimarranno nemmeno le bucce.

Venendo allo schema di decreto, si tratta di un provvedimento di cui tutti, credo, avemmo fatto volentieri a meno, ma che temo sarà approvato, nonostante le resistenze in atto, per le quali dobbiamo essere grati a Fisat ed all’ottima campagna che sta facendo da mesi. E’ quindi fondamentale continuare a seguire e sostenere la campagna della FISAT sul punto.

Gli aspetti più negativi per il tiro sportivo sono certamente i seguenti:

l’art. 1 bis lettera d che defnisce munizione sia l’insieme della cartuccia (cioè quello che è “munizione” anche per la normativa vigente) che i suoi componenti tra cui, oltre alla polvere, (notoriamente già regolamentata e controllata) i bossoli gli inneschi le pallottole e i proiettili ovvero tutta l’altra componentsca che, allo stato, è di totale libera vendita e detenzione.

Per fortuna il successivo art. 3 punto e) ch modifica l’art. 38 del Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza (TULPS) assoggetta a obbligo di denuncia le sole “munizioni finite” quindi sul punto sembrerebbe tutto come prima e mi viene da dire che trattasi di norma assolutamente inutile perché priva di conseguenti prescrizioni, restrizioni e sanzioni. Bisogna solo augurarci che la inutile e contraddittoria definizione portata dall’art. 1 bis citato non dia la stura alle solite circolari contra legem e interpretazioni balorde dei vari uffici periferici che potrebbero pensare di pretendere la denuncia di bossoli vuoti, inneschi ed ogive o simili piacevolezze.

l’art 3 bis lettera g vieta l’attività di ricarica senza licenza del questore e differisce ad un successivo regolamento le modalità per il rilascio della suddetta licenza e quelle di un esame presso “le federazioni sportive autorizzate”. Subito direi che non cambia nulla perché il successivo articolo 6 (disposizioni transitorie e finali), al punto 4, afferma che la normativa oggi vigente si continuerà ad applicare sino all’emissione dei regolamenti di attuazione. Particolarmente importante, quindi, sarà seguire (stando vicini a FISAT) la formulazione del regolamento di attuazione.

Una licenza permanente di ricaricatore con un corso ed un esame da fare una volta nella vita organizzato bene da persone competenti di una federazione sportiva che abbiano ben presente la realtà della ricarica domestica di munizioni potrebbe sembrare funzionale ad un miglioramento delle competenze dei singoli ricaricatori. Ma se, viceversa, la ricarica cadesse nelle mani della burocrazia con le paventate certificazioni dei Vigili del Fuoco sull’idoneità dei locali, eccessiva discrezionalità delle Questure, registri tasse e gabelle l’innovazione sarà assolutamente perniciosa. Sul punto, quindi, bisogna vigilare e non mollare. L’ideale, comunqe, sarebbe che il punto venisse stralciato dalla legge e tutto potesse continuare come ora.

Discorso analogo alla ricarica va fatto per i poligoni privati (art. 1 lettera 1). Secondo la nuova normativa servirà la licenza di cui all’art. 57 T.U.L.P.S. anche per i poligoni privati che si trovano fuori dall’abitato, con dettagli demandati al succesivo regolamento e vigenza, al momento, della normativa già in vigore. Attualmente, in realtà, non esiste una normativa specifica per i campi di tiro privati e l’apertura di una “cava” fuori dell’abitato si gioca caso per caso con l’autorità locale di pubblica sicurezza che è il sindaco perché si tratta di attività lecita nella misura in cui non arrechi pericolo o disturbo. C’è un parere ministeriale (che trovate sull’ottimo sito del Dr. Mori qui http://www.earmi.it/diritto/leggi/poligoni.htm) che dà, abbastanza arbitrariamente, delle prescrizioni richiamando l’art. 57 TULPS che, però, non dovrebbe essere applicabile fuori dell’abitato. Se, in astratto, una normativa chiara potrebbe risolvere dei problemi di vuoto legislativo, vista la futura provenienza della regolamentazione dal Ministero dell’Interno (come sarà anche per la ricarica) io non sono affatto ottimista perché si tratta di un’amministrazione che sinora non si è sicuramente dimostrata pro armi e pro tiro. Anche sul punto, quindi, bisogna cercare di tenere duro scrivendo ai politici sino alla definitiva approvazione della legge ed anche dopo, sino all’emissione del regolamento.

La comunicazione alla moglie ed ai parenti conviventi delle concessioni di nulla osta e porto d’armi (art, 3 punto f) mi sembra tragicomica. Più rilevante la prescrizione (art. 3 lettera e) punto b) per il detentore di armi privo di un titolo di porto (PDA TAV LICENZA CACCIA) che impone di presentare di propria iniziativa ogni sei anni il certificato medico pena il divieto di detenzione. In sostanza la verifica prescritta dalla nota crcolare Pisanu diventa un onere del cittadino che deve provare di non avere una condizione psicofisica ostativa alla detenzione senza aspettare richieste dell’autorità.

Tra le pochissime cose positive: sembrerebbe sparito il caricatore dall’elenco delle parti essenziali di arma e l’art. 6, punto 6, sembra chiarire una volta per tutte il problema delle armi “da caccia” in calibro da pistola. Questo però non servirà per detenere più colpi per le armi corte perché il successivo punto 7 fissa il limite di 200. Sostanzialmente diventa legge l’orientamento di molti commissariati che acconsentivano a ritenere da caccia le carabine in calibro da pistola ma non permettevano di detenere più di 200 cartucce, soprattutto se si detenevano anche corte nello stesso calibro. Con la vecchia legge era una presa di posizione arbitraria, appena migliore di chi pretendeva che le carabine in calibro da pistola prendessero un posto nelle tre armi comuni detenibili. Ora la linea “intermedia” potrebbe diventare legge. Nessuno ovviamente si è posto il problema che il limite di 200 colpi è arcaico ed inadeguato rispetto alle esigenze del tiro dinamico (in cui non si spara un colpo ogni cinque minuti come nel tiro a segno meditato ) e della pratica in campi privati che non possono vendere le munizioni come i TSN.
 

Tags: FISAT

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