Le Armi ad Avancarica

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AvancaricaIl Tiro con le Armi ad Avancarica è l'attività di tiro che si svolge impiegando armi ideate, progettate e costruite sin da quando fu inventata la polvere da sparo che viene definita "polvere nera", per distinguerla dalle moderne polveri senza fumo, priva appunto della nuvola di fumo che si genera all'atto dello sparo.

Le armi impiegate sono caratterizzate dal caricamento che avviene dall'uscita della Canna (Vivo di volata) anziché dal retro (Culatta). Sino all'avvento delle munizioni moderne, a Retrocarica, che si inseriscono dalla culatta, è dalla parte anteriore della canna (detta bocca) che si caricavano le armi, provvedendo ad immettere in sequenza: la polvere da sparo, una pezzuola (ove necessario) e quindi la palla spingendo il tutto sul fondo con una bacchetta.

Mentre nella munizione moderna è il Bossolo metallico o in altro materiale, (cartone o plastica) che reca l'Innesco (che, una volta percosso, accenderà la polvere provocando l'espulsione del proiettile), nelle armi ad avancarica si sono avuti nel tempo vari tipi di congegni per l'ascensione della polvere attraverso un minuscolo foro alla base della canna chiusa all'estremità posteriore, nell’ordine cronologico:

  • con una miccia formata da cotone, opportunamente trattato, che brucia lentamente e senza fiamma;
  • con una ruota zigrinata, caricata a molla che sfregava in movimento una pirite (come nei moderni accendisigari);
  • con una pietra di selce che si abbatteva su di una parete metallica generando nel movimento delle scintille;
  • con lo schiacciamento, per mezzo di un martelletto che si abbatte, su una capsula contenente una miscela innescante

In Italia la Consociazione Nazionale degli Archibugieri (C.N.D.A.) è l'associazione che tende a sviluppare il pubblico interesse nei confronti delle armi antiche regolando il tiro con tali armi nel modo più vicino possibile all'originale. Per tale scopo si possono utilizzare le armi originali dell'epoca che si possono però reperire con qualche difficoltà e ad un prezzo non sempre accessibile; è però possibile usare anche delle moderne "repliche" ovvero copie fedelissime agli originali che sono costruite per la maggior parte da famose ditte produttrici del bresciano. Con tali armi, dal prezzo più accessibile, si può provare l'emozione di ricreare momenti del passato con oggetti che sono stati parte integrante della storia nazionale ed internazionale (ad esempio la caccia ai bisonti nel Far West) e che sono elementi Fondamentali della cultura dell'uomo.

In Italia è possibile partecipare ad un campionato di tiro sportivo indetto dalla “C.N.D.A”. che permette di accedere (ovviamente ai migliori) ai campionati europei e mondiali, ai quali partecipano circa 40 paesi di tutto il mondo; si parla sempre più frequentemente di una ammissione di alcune specialità alle Olimpiadi.

L'invenzione della Polvere Nera

La polvere nera fu l’invenzione che cambiò faccia al mondo, questo potente mezzo di guerra, di distruzione, ma anche di costruzione, ed estrazione (nelle cave e nelle miniere), non fu il parto del cervello di un genio e non fu neanche scoperta per caso. Come spesso avviene, per le grandi scoperte del genere umano, l'invenzione della polvere è il prodotto della cooperazione di molte menti che nei secoli lavorano per uno stesso scopo. Ma alla fine c’è chi per ultimo riesce a renderla di uso pratico. Magari con un piccolo accorgimento, allora ecco che si associa il suo nome a quella invenzione. Così avviene con la polvere nera, ed al mitico monaco francescano Bertoldo Schwartz di cui si dubita della reale esistenza, infatti il termine “schwartz” in tedesco significa nero, per cui il monaco nero ha inventato la polvere nera! Comunque a Friburgo che dicesi sua città nativa, gli è stato eretto un monumento.

La nascita della polvere nera è assolutamente avvolta nel mistero. Molti paesi se ne contendono il primato e nel passato corsero le più strane leggende che ne attribuirono ora agli indiani ora ad altri popoli l'invenzione. Il sogno dell’uomo è sempre stato quello di poter colpire la preda, sia essa animale che nemico, sempre da più lontano. Sempre con più forza, sempre con più potenza per cui dalla clava e i raschiatoi di selce, si passò all’arco, utilizzando frecce con punte di ossidiana, alla lancia, al giavellotto, alla balista, alla catapulta, alla balestra. Magari avvolgendo le punte con pezzuole imbevute di sostanze infiammabili, quali resine che incendiate portavano la distruzione a distanza in mezzo alle orde nemiche.

Si giunse così al fuoco greco, detto anche fuoco di Callinico, perché pare che l’architetto Callinico di Eliopoli lo insegnasse ai greci nel 673, e con esso distruggesse a Cizico la flotta degli arabi che assediavano Costantinopoli. Il fuoco greco era composto di un miscuglio di olii grassi vegetali, di olio di sasso (petrolio), di resine, di catrame e di sostanze minerali combustibili polverizzate. Tale miscuglio veniva utilizzato in più maniere, ora veniva, acceso e lanciato in vasi di terra o di ferro sul nemico per mezzo di poderose catapulte; talvolta era adoperato nei combattimenti a corpo a corpo, applicandolo all'estremità delle lance od al timone delle bighe; oppure si impiegava sotto forma di razzi o tubetti volanti che spargevano il terrore, e la morte tra le file combattenti. Di carattere identico al fuoco greco furono i mezzi incendiari di guerra, o fuochi di artificio, conosciuti coi nomi di pirobolidi, frecce ignifere, falariche, tortelli incatramati, brulotti, ecc.

L'uso dei razzi era conosciuto anche dai cinesi, come ne fanno fede gli scritti di Marco Polo che ne parla come di infernali artifizi magici. Per la verità i razzi o fuochi di artificio dovevano essere ben più potenti del fuoco greco perché i cinesi conoscevano già il salnitro poiché in Cina il terreno presenta delle abbondantissime efflorescenze ed i cinesi lo usavano mescolandolo con lo zolfo e con il carbone per costruire i razzi.

Tuttavia i cinesi furono ben lontani dall'essere gli inventori della polvere nera poiché non si erano resi conto della potenza della loro miscela che usavano semplicemente come materia infiammabile e come i greci, ne riempivano dei proiettili incendiari che venivano lanciati, per mezzo di congegni puramente meccanici sul nemico.

Anche i greci conobbero ben presto il salnitro che introdussero nella composizione del fuoco di Callinico rendendolo più potente; ma, come i cinesi, ne ignorarono la forza propulsiva, ed utilizzarono il miscuglio di nitro, zolfo e carbone, solo come sostanza incendiaria. Non come mezzo propulsivo.

Infatti, il filosofo Leone il Savio, che regnò in Bisanzio. nell' anno 886, nella sua opera “Trattato di tattica od esposizione sommaria dell’arte militare” descrive sifoni che servivano a lanciare il fuoco greco e dice che proiettavano fuochi volanti che mandavano rumori simili a quelli del tuono.

Anche Marco Greco che scrisse in epoca non bene precisata. ma intorno all’anno 1000. il suo famoso “Liber ígnium ad comburendos hostes” dà una specie di ricetta per fabbricare la polvere nera, che però è indicata come mezzo incendiario da usarsi negli assedi, ciò appunto come indica il titolo del suo libro.

Gli arabi appresero dai cinesi il principio del miscuglio di nitro, zolfo e carbone, agli inizi del XIII secolo ed anch’essi lo utilizzarono per costruire razzi, ma, ne studiarono attentamente la combustione. scoprendone la forza di proiezione e non tardarono ad applicarla costruendo dei fucili embrionali con i quali lanciavano dei veri e propri proiettili, foggiati a freccia, a grandi distanze. Gli arabi inoltre furono i primi che riuscirono a purificare, sebbene grossolanamente, il salnitro trattandolo con le ceneri, primo passo che condusse al trattamento col carbonato di potassa. Solo nel XIV secolo compaiono le prime vere polveri da sparo e con esse le prime vere armi da fuoco. Le armi per l’uso della polvere nera inizialmente erano, contrariante a quanto possa sembrare, a retrocarica, infatti molte delle prime colubrine e pietriere erano a “mascolo” Solo successivamente si passò definitivamente alla armi ad avancarica. 

Le Armi ad Avancarica

Le armi ad Avancarica come dice lo stesso nome sono quelle che vengono caricate attraverso la volata dell’arma stessa. Nel tempo si sono succeduti diversi sistema di accensione dalle iniziali armi a miccia od a serpentina. Dalla relativa semplicità del meccanismo a miccia, si passò alle complicate e delicate armi a ruota.

Accensione a Miccia Accensione a Ruota

Un altro passo avanti della tecnologia si ebbe con le armi che da questo momento più ci interessano, quelle a pietra focaia o piromaca e quelle a percussione od a Luminello sia a colpo singolo sia a più colpi come le rivoltelle. Le armi ad avancarica, come già detto, sono quelle che si caricano dalla bocca della Canna, se si tratta di pistola o di Fucile, oppure dalla parte anteriore delle camere del tamburo se si tratta di Revolver, nel qual caso si può parlare d’avancarica del tamburo.
Come già detto le armi che ci interessano sono sostanzialmente quelle a pietra e quelle a percussione. Per tutte le armi che ci interessano verrà usata solo ed esclusivamente sempre e soltanto polvere nera.

Accensione a Pietra Focaia Accensione a Percussione

Armi a percussione o a Luminello

Dal tipo d’innesco, poi, le armi si differenziano, almeno per la gran maggioranza di quelle in uso oggi, tra pietra focaia ed a percussione (e qualche replica a miccia o serpentina). Nel meccanismo a percussione, la caduta del cane Provoca l'accensione di una piccola parte di fulminato di mercurio posta all'interno della capsula che non è altro che un cappellotto d’ottone o di rame posto sul luminello e cioè sull'unica via di comunicazione con l'interno della canna (oltre alla volata ). La fiammata della capsula si trasmette attraverso il foro del luminello e accende la polvere della carica. Nel meccanismo a pietra focaia, invece, il cane, che ha una forma diversa, stringe in un morsetto una pietra di selce dotata di una parte affilata. La caduta del cane provoca lo strisciamento della pietra sulla martellina la quale, oltre a fornire in quell'attimo un fiotto di scintille, si alza aprendo il bacinetto nel quale è stata precedentemente versata una piccola quantità di polvere. Questa polvere, colpita dalle scintille, si accende e, attraverso il focone, piccolo foro sul lato destro della canna, in corrispondenza del bacinetto, accende anche la carica posta all'interno della canna, permettendo così lo sparo. Da notare che se le armi a pietra sono ben costruite funzionano pure capovolte, cioè l’azione deve essere sufficientemente veloce tal che la polvere posta nel bacinetto deve accendersi prima che possa cadere quando si alza la martellina. A seconda del tipo di accensione, si avrà una piastra o movimento o batteria a pietra focaia o a percussione.

Materiali Necessari e Procedure di Caricamento

Per praticare il tiro od anche la caccia con armi ad avancarica sono necessarie tutta una serie di cose:

  1. l’arma;
  2. la polvere nera; 
  3. i proiettili; 
  4. il borraggio e le “patch”;
  5. accessori vari

La preparazione del munizionamento è una operazione molto semplice e richiede un minimo di attrezzatura. Per quanto riguarda la preparazione delle pallottole, sono necessari un crogiolo, un fondi-palle, un piano di lavoro e naturalmente la materia prima. E' indispensabile usare sempre piombo puro, anche se qualcuno, almeno per le armi ad anima liscia, adopera anche la lega di piombo linotipico o da idraulici. Quando il piombo, dopo la fusione, ha raggiunto un colore tendente al violaceo striato ed eliminate, con una paletta o mestolino, le scorie, grattando bene anche sul fondo del crogiolo, lo si può versare nella cavità del fondipalle. Le prime palle, almeno una dozzina, verranno scartate perché sono servite solo a scaldare bene lo stampo; di tutte le altre, converrebbe, con l'aiuto di un bilancino, individuarne il peso medio, magari su alcune prese a campione, e scartare tutte quelle notevolmente più leggere. Avranno sicuramente delle soffiature interne e nel tiro, pertanto, non seguirebbero la stessa traiettoria delle altre.

Le pinze con i blocchetti fondipalle sia in alluminio che in acciaio, possono essere facilmente reperite in commercio e sono disponibili per tutti i calibri delle repliche oggi in produzione. Per le armi originali, invece, può capitare di ricorrere all'opera di un congegnatore o stampista.

Le pallottole più usate nel tiro ad avancarica sono quella sferica e quella ogivale sia con la base piana sia con la base con cavità (tipo Miniè o ad espansione); quest'ultima viene impiegata quasi esclusivamente nei fucili militari a percussione. I calibri più diffusi sono il .36" e il .44" per pistola o revolver, il .45" e il .50" per fucili civili ed il .58" per i fucili militari.

La palla sferica va caricata, tranne che per i revolver, con una pezzuola avvolta intorno. Tale pezzuola che deve essere sempre lubrificata (olio di vaselina, strutto o grasso specifico), ha funzioni sia di tenuta che di pulizia della canna tra un colpo e l'altro. Pertanto, se si usano palle sferiche, bisogna procurarsi un certo numero di pezzuole (di solito lino o cotone) e, per comodità, tenerle in una scatolina già lubrificate. Il diametro deve essere tale che avvolgendole attorno alla palla, ne lascino scoperto il montante di fusione o materozza e lo spessore dovrebbe essere uguale alla profondità della rigatura (di solito 0,2 / 0,4 mm.). Per le palle ogivali, invece, non usando la pezzuola, si provvede all'ingrassatura dei solchi presenti sulla circonferenza della palla.

Anche la polvere va pesata e preparata in piccoli contenitori ben tappati; vanno bene i vecchi flaconcini di medicine oppure le confezioni con le provette già destinate per questo uso. La quantità di polvere da adoperare nella singola arma va determinata dopo alcune prove in poligono. Utilizzando la palla sferica si può ricorrere ad un piccolo espediente empirico, che consiste nel porre la palla sul palmo della mano messa a coppa e versarci sopra una quantità di polvere sufficiente a coprirla. Volendo si può usare un borraggio per le armi a palla unica, che può essere di natura diversa (feltro crusca semolino ecc…), la palla deve tassativamente essere fusa in piombo puro. La polvere italiana, oggi diffusamente impiegata, è la "Black Silver" della SNIA che offre la possibilità di scegliere tra la N.1, Più fine, per pistola, revolver e innesco per armi a pietra e la N.2 per fucili; le dosi vanno da 0,6-0,8 grammi per piccoli calibri (.31"-.36") a 3-4 grammi per il calibro .58".

Per chi usa armi a percussione, altro elemento è la capsula; se ne trovano in commercio diversi tipi. Sono diversi i materiali, i prezzi e sono diverse anche le fiammate; quelle economiche, in ottone, non garantiscono una costanza di accensione e per cioè più conveniente ricorrere a quelle in rame che, oltre ad una buona e costante fiammata, hanno la possibilità di poter essere leggermente schiacciate, tra indice e pollice, specialmente quando si usano nei revolver.

I luminelli dei revolver, infatti, in assetto di tiro, non stanno in posizione verticale ed allora, con il rinculo, è facile che la capsula, non calzando bene, ricada indietro costringendo il tiratore ad inutili perdite di tempo. Inoltre le armi lunghe di tipo militare utilizzano degli inneschi più grandi detti comunemente “quattro ali” per le quattro piccole porzioni di lamierino.

Accessori

Ne vengono proposti moltissimi, più o meno belli, più o meno cari, più o meno utili ed è proprio questo quello che conta: l'effettiva utilità.

Imbuto per fucili

Utilissimo è l'imbuto, in ottone o alluminio, con il gambo di lunghezza pari almeno ai due terzi della canna, per favorire il deposito della polvere proprio nella zona di culatta. Bisogna ricordare però che nelle gare non è consentito l'imbuto per il caricamento delle armi militari sia originale che repliche. E' ammesso solo un imbuto il cui tubo non superi i 10 cm. di lunghezza.

Battipalla Fiaschetta Pietre Focaie
Battipalla o Starter    

Il battipalla o starter è una specie di martelletto in legno con un gambo cilindrico di circa 15 cm. ed uno, ortogonale e più corto, circa 5 cm.; un mazzuolo in legno o teflon; una bacchetta per il caricamento, ancora in ottone o in alluminio, con un piccolo calcatoio ad una estremità ed un pomolo/impugnatura all'altra. E' sempre meglio non usare la bacchetta in legno in dotazione all'arma poiché è molto fragile oltre che pericolosa per le mani in caso di scheggiatura o rottura.

Può essere utile avere anche una fiaschetta, da scegliere tra interessanti modelli, da usare però non come porta polvere ma come contenitore di semolino. Infatti, una dose di semolino (o polenta) sistemata tra la polvere stessa e la palla, consente un ottimo borraggio, almeno per quando si usa la palla sferica.

Se aggiungiamo a questi accessori una chiave per i luminelli, una pinza e alcuni scovoli, qualche cacciavite, le varie scatoline con capsule, pezzuole, pallottole e il contenitore con le dosi di polvere, ci accorgiamo che, pur avendo l'essenziale, abbiamo già riempito una valigetta.

Per chi spara con armi a pietra sarà necessaria anche qualche pietra di ricambio, uno spillo di ottone e una fiaschetta piccola con la polvere per il bacinetto. Lo spillo è bene tenerlo inserito nel focone durante il caricamento in modo da non ostruire il focone stesso con tracce di polvere che poi, nello sparo, creerebbero il cosiddetto "effetto miccia" prolungando un po quella brevissima frazione di tempo che intercorre tra la formazione di scintille e lo sparo.

Chi spara con i revolver, infine, tenga a portata di mano della vaselina. E' obbligatorio, infatti, riempire le camere del tamburo, dopo l'inserimento della palla, con tale prodotto per sigillare ed isolare le camere stesse tra di loro. E poi serve anche per tenere pulita la canna. Oggi, comunque, la vaselina può essere sostituita con ottimi grassi meno untuosi e preparati specificatamente per tale impiego.

Precauzioni

Innanzi tutto è necessario ricordare che stiamo trattando “ARMI”. Armi vere, armi che possono uccidere. pertanto bisogna trattare le armi ad avancarica con la defezione, il rispetto e la diffidenza che bisogna avere con tutte le armi, in special modo per quelle da fuoco. Ricordarsi sempre che “le armi da fuoco sono sempre cariche,” anche quando siamo sicuri che esse sono scariche, infatti il nostro controllo sulle armi non può essere assoluto e pertanto non possiamo sapere se in quell’attimo in cui la nostra attenzione era rivolta altrove qualcun altro abbia caricato l’arma, sia essa ad avancarica od a retrocarica.

Quindi MAI e poi MAI rivolgere la canna di una qualsiasi arma da fuoco in direzione di qualunque cosa o bersaglio cui non si voglia realmente sparare, non si è usato volutamente il vocabolo “persona” perché deve essere addirittura impensabile rivolgere un’arma verso una PERSONA anche se accidentalmente.

Caricamento

Dopo aver scovolato con uno straccetto per asciugare l'olio dell'ultima pulizia e dopo aver sparato qualche capsula a vuoto per asciugare anche le tracce di olio (sfoconamento) presenti nei luminelli, versare nella canna, usando l'imbuto, una dose di polvere dal contenitore precedentemente preparato. Mai versare polvere direttamente dalla fiaschetta. dopo un colpo potrebbe essere rimasta in canna ancora qualche particella incandescente che potrebbe accendere la polvere che cade nella canna che a sua volta si comporterebbe da miccia ed innescare l'intera polvere della fiaschetta trasformandola in una bomba. Per lo stesso motivo, infatti, caricare dalla fiaschetta è pure vietato dai regolamenti internazionali di tiro ad avancarica.

Sempre nel caso di palla sferica, introdurre anche il semolino, estrarre l'imbuto e appoggiare una pezzuola sulla bocca della canna; posizionare la palla sulla pezzuola e con il gambo corto dello starter, dando una manata col palmo della mano sulla sfera di legno, introdurla all'interno della canna, eventualmente anche con qualche colpo di mazzuolo. Spingerla più in basso con il gambo lungo dello starter e quindi usare la bacchetta per spingerla fino in fondo. Assicurarsi sempre, facendo dei segni di riferimento attorno alla bacchetta, che la palla sia in fondo: eventuali spazi tra polvere e palla, anche piccoli, potrebbero creare delle pressioni anomale e rischiose. Armare il cane, inserire una capsula nuova, prendere la mira e sparare.

Se si usano palle Miniè o ogivali a base piana, tipo Maxi, la pezzuola viene eliminata e qualche volta non serve neanche lo starter, visto che le palle vengono avviate in canna con la pressione di un dito e poi spinte in fondo con la bacchetta, avvertendo soltanto un leggero attrito tra palla e parete interna della canna. Se si spara con armi a pietra si procede partendo sempre dalla pulizia dell'olio della canna e riempiendo il bacinetto con un poco di polvere, si spara ad arma scarica per provare il fiotto di scintille prodotte e per asciugare anche il focone. La pietra, che deve essere ben affilata, deve colpire la martellina dalla metà in giù e le scintille devono cadere all'interno del bacinetto. Assicurarsi anche che la pietra sia stretta tra i morsetti del cane con uno spessore costituito da una lamina di piombo che, oltre ad essere incombustibile, assicura la presa della pietra stessa e ne diminuisce la fragilità al momento dell'impatto con la martellina. Si può ravvivare eventualmente l'affilatura della pietra colpendola con un martelletto fatto in metallo non ferroso, per evitare scintille; quest’operazione, se eseguita tra un colpo e l'altro, ad arma carica, potrebbe essere pericolosa poiché il colpo potrebbe partire con l'arma non imbracciata in modo naturale.

Quando tutto è pronto, inserire lo spillo nel focone, caricare polvere, semolino, pezzuola e palla, riempire il bacinetto, estrarre lo spillo, chiudere la martellina, armare il cane, puntare e sparare. Lo spillo viene tolto dopo per evitare che particelle di polvere si introducano nel focone, tali grani potrebbero fare miccia ritardando la partenza del colpo oppure fare tappo ed interrompere la catena di accensione. Per quanto riguarda le armi a pietra è utile ricordare che, per la partecipazione alle gare, le canne delle pistole sono sempre ad anima liscia; nei fucili, invece, si può avere sia anima liscia sia rigata. In tutte comunque, vengono impiegate le palle sferiche. Qualcuno rinuncia alla pezzuola utilizzando una palla di diametro leggermente superiore, ma questa procedura comporta un accumulo più rapido di sporco all'interno della canna.

Chi spara con i revolver, infine, procederà nel seguente modo: solita pulizia con straccetto, sparo di alcune capsule a vuoto per asciugare i luminelli, caricamento delle camere del tamburo con polvere, semolino e palla che verrà spinta nella camera stessa con il calcatoio dell'arma. Riempimento dello spazio rimasto con vaselina o grasso, sostituzione delle capsule (ricordarsi, se sono in rame, quella piccola schiacciatina con le dita), puntamento e sparo. Conviene sempre lasciare una camera del tamburo non caricata e tenere il cane in posizione di riposo su quella camera, semplicemente per motivi di sicurezza. E' importante ricordare sempre anche le seguenti raccomandazioni: - se il colpo non dovesse partire, pur avendo detonato la capsula o, nel caso di armi a pietra, pur essendosi accesa la polvere del bacinetto, rimanere sempre in punteria per almeno 6-7 secondi in quanto si può trattare di una accensione ritardata, - se dopo questa attesa, non succede niente, cambiare la capsula o ricontrollare l'affilatura della pietra e riprovare, - se lo sparo non avviene ancora, vorrà dire che ci sarà il luminello o il focone otturato o, nella peggiore delle ipotesi, comunque possibile, si sarà caricata l'arma senza la polvere.

In questo caso svitare il luminello e inserire una piccola quantità di polvere, tanto quanto basta per espellere, anche facendola arrivare solo due metri più avanti, la palla oppure, se si tratta di armi a pietra, inserire la polvere nel focone. Se ancora non si riuscirà a risolvere il problema, bisognerà estrarre la pallottola con l'apposito cavapalle. Si tratta di un piccolo accessorio, di solito a corredo dei set di pulizia e caricamento, che, avvitato all'estremità della bacchetta, funziona come un cavatappi. Si fa penetrare nella palla, si avvita un pò in modo da far presa e quindi, con dei colpetti e un pò di pazienza, si cercherà di riportare la palla verso la bocca della canna. E' un'operazione che, anche se non subito, riesce sempre. Se proprio non sarà possibile, per qualche particolare motivo (anche sfortuna), ci si rivolgerà allora ad un armaiolo che, svitando il vitone di culatta, provvederà a liberare la canna.

Una buona dose di tranquillità e un minimo di attenzione da prestare durante le operazioni di caricamento, dovrebbero, comunque, eliminare ogni possibilità di errore e mettere il tiratore o il cacciatore nelle condizioni di poter apprezzare con soddisfazione le caratteristiche del tiro con le armi ad avancarica.

La pulizia delle Armi

Sia che vengano usate in poligono o in battute di caccia, le armi ad avancarica necessitano di una pulizia tutta particolare: devono essere, infatti, lavata con acqua calda, unicamente con un sapone o detersivo più neutro possibile, che permette la totale eliminazione di ogni traccia di residuo.

Bisogna smontare l'arma. Per i fucili e le pistole in cui le canne sono fissate alla calciatura con chiavette e rampone di culatta, l'operazione è abbastanza semplice e sbrigativa. Per le canne, invece, tenute al legno con delle spine tonde o con viti e che in culatta sono fissate dal codolo e un'altra vite, l'operazione richiede qualche minuto di più. I due disegni a destra mostrano le due situazioni: in alto, il fissaggio con spine trasversali e vite al codolo di culatta; in basso, il sistema con chiavette e rampone di culatta; il codolo con il foro quadro che alloggia il rampone, rimane sempre fissato alla calciatura.

[foto cassetta pulizia] Qualcuno anziché procedere a tutta questa serie di operazioni, preferisce smontare il vitone di culatta e quindi, avendo la canna aperta da ambedue le estremità, evita la fase di "stantuffaggio" ed impiega meno tempo. Ma lo smontaggio del vitone implica un banco da lavoro ben attrezzato e che il vitone stesso non sia energicamente serrato. Per le canne dei revolver, infine, l'operazione diventa molto semplice perché si immergono in una bacinella, privi di leva di caricamento e calcatoio e basta una passata dello scovolo in bronzo per eliminare tutto lo sporco. Con un risciacquo e con una asciugatura, l'arma è già pronta da conservare. Nella stessa bacinella si possono mettere il tamburo e i luminelli svitati. Questo, però, se si tratta di revolver tipo Colt. Se il revolver è a castello chiuso, tipo Remíngton, si potrebbe evitare di immergere tutto; solo passando uno scovolo di bronzo unto di olio si otterrebbe ugualmente la pulizia completa. Per il tamburo, invece, va bene sempre il lavaggio in bacinella. Per quanto riguarda i meccanismi di scatto. si può usare un vecchio spazzolino da denti e acqua corrente, anche senza smontare le leve e le molle. l'asciugatura, in questo caso, è più lunga. Si può semplicemente pulire con uno straccio, senza bagnare alcuna molla, oppure, per i più pignoli, si possono smontare tutte le parti della piastra e lavarle una per una.

Tutte le piastre a pietra focaia sono quelle che si sporcano di più e ovviamente sono le più noiose da pulire; fra quelle a percussione ce ne sono alcune che a seconda di come sono montate sulla calciatura, non si sporcano neanche o al massimo si coprono di una leggera fuliggine, che con un soffio va via subito. Le piastre così dette "molla indietro" per esempio, non è necessario smontarle di volta in volta. Dopo l'asciugatura è bene passare sempre un pò d'olio e prima di rimontare tutto dare una pulitina anche alle parti della calciatura che sono solite sporcarsi. Per i revolver conviene sempre, per quanto riguarda i meccanismi di scatto, smontare le guancette di legno, il ponticello, il cane e quindi aggiungere le molle e le leve che di solito, in questo caso, sono un vero e proprio ricettacolo di sporcizia. Soffiando non si conclude nulla, oliando si pasticcia di più, immergere tutto in acqua non ne vale la pena e quindi è sempre meglio provvedere allo smontaggio completo.

Ci sono comunque delle alternative: solventi specifici per i residui della polvere nera che potrebbero far evitare il lavaggio dell'arma dopo ogni uso. Pulendo con uno straccio inumidito con questo solvente sia l'esterno dell'arma sia l'interno della canna e dei meccanismi. Si può ricorrere al lavaggio solo ad intervalli di tempo più lunghi, magari dopo ogni tre o quattro volte che l'arma è stata usata. La pulizia con questo solvente, inoltre, può essere fatta direttamente in poligono o dove ci si trova a caccia e questo è senz'altro un grosso vantaggio. Il pensiero di dover pulire le armi, appena tornati a casa, è sempre stato il più atroce incubo di ogni archibugiere!. 

Bibliografia: Vincenzo Tumbiolo: "Avancarica ¬ più bello" - Armi & Pesca Rivista bimestrale Assoarmieri - Milano, numeri vari. Robert Held: Armi da fuoco nel Museo delle armi della Repubblica di San Marino. National Rifle Association: The Muzzleloading Pistol Handbook. Palmetto Armory - Brescia: Black Powder Basics.

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