| Storia di una Sig P210 |
| Scritto da Leonidas |
| Sabato 26 Settembre 2009 18:34 |
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“Come mai un prezzo così alto?” “Mo guarda che sono delle SIG!” Fa Lubrano col suo caldo accento emiliano. “Capisco, ma anche così mi sembra che sia un prezzo da matti! Da cosa dipende?” “Innanzitutto non sono più in produzione da diversi anni e quindi sono diventate anche un pezzo da collezione, però è soprattutto la fama di accuratezza delle lavorazioni e precisione di tiro che le fa uniche al mondo. Pensa che erano state ordinate e progettate per ingaggiare a 50m in azione reale di combattimento. Senti che bilanciamento.” Così dicendo apre la vetrina e me ne porge una... Fantastica! Una linea sobria e perfetta, impugnatura comoda, brunitura pulitissima, non troppo scura, quasi lucente. E si impugna in modo così facile che ti sembra di averla avuta da sempre, che sia stata fatta per te! “E poi questa è in 9x21 quindi già pronta per il mercato italiano, perché tu sai che in Svizzera usano il 9 Parabellum, anche se forse le versioni in 7,65 Parabellum sono più precise. Ma è una questione di opinioni …” E’ con un gran sospiro che gliela restituisco, non ho tutti quei soldi e non so se potrò mai avere un gioiello simile (o meglio forse con qualche sacrificio potrei anche pensarci … ma rischio che mia moglie chieda la separazione …). La SIG ritorna al suo posto nella vetrinetta che Lubrano richiude col lucchetto. Noi ci allontaniamo ma con la coda dell’occhio la guardo ancora qualche istante finche scompare alla mia vista. La SIG, la Ferrari delle pistole. Non ho ancora realizzato che si è inserita profondamente nella mia anima e che nel profondo del mio cuore è incominciato il sogno! L’occasione del contattoNella grande sala squillano le prime note dell’inno nazionale svizzero e le centinaia di persone presenti si alzano in piedi, quelli in divisa scattano sull’attenti e molti che hanno il copricapo salutano alla mano. Siamo a Lugano, un sabato di metà Novembre, alla premiazione del Trofeo San Martino 2007. Dopo parecchi interventi di prammatica da parte di autorità locali e nazionali hanno inizio le premiazioni. Le gare sono state tre quest’anno: pistola 9x21 a 25 metri, carabina cal.22 a 50 metri e Fass90 a 300 metri. Ognuna con due diversi gruppi di partecipanti: il cosiddetto Resto del Mondo e gli svizzeri da soli (che sono troppo bravi per gareggiare con gli altri). Di volta in volta il Colonnello Tantardini o qualche suo collega chiama i primi tre classificati di ogni specialità, partendo dal terzo, così il palco si va riempiendo di tiratori di tutte le nazioni che hanno raggiunto il podio. Quando si arriva a premiare la gara World di tiro con la pistola sul tabellone luminoso appaiono i nomi dei primi tre classificati e il mio è il primo! Ho fatto 194 su 200 (come il secondo in verità, ma mi hanno spiegato poi che a parità di 10 ho vinto per l’anzianità!). Ovviamente, come ho detto, gli svizzeri hanno fatto meglio, se fosse stata una gara unica sarei arrivato terzo dietro un 196 e un 195 ma intanto mi godo il successo in una sala gremitissima che mi applaude fragorosamente mentre salgo gli scalini del palco. Anche i miei amici ed i miei compagni di squadra si spellano le mani e qualcuno grida anche “bravo” e scattano i flash. In gara l’organizzazione ci ha fornito delle ottime SIG Sauer P220 che abbiamo trovato eccellenti come scatto, bilanciamento e taratura di mira. Era la prima volta che sparavo con un’arma del genere e debbo dire che sono rimasto piacevolmente impressionato, quasi è stata meglio della mia Tanfoglio Stock Custom. Vengono distribuiti i premi, dai soliti coltellini multiuso svizzeri per finire con il premio più ambito per il primo classificato: un’arma di specialità! Al tiratore di Fass90 viene dato un fucile d’assalto (!), a quello di carabina un K31, a me che ho vinto con la pistola viene regalata una splendida Sig Sauer Cal.22 Mosquito! Dopo le fotografie di rito suona ancora l’inno nazionale elvetico ed alla fine scendiamo tutti in sala. Un sergente dell’organizzazione ritira le armi che ci avevano dato per le fotografie (e che non potremmo comunque portare in Italia immediatamente) e ci spiega per filo e per segno le modalità che dovremo esperire per l’esportazione (per noi ci saranno poi anche quelle d’importazione …) e ci informa che le armi saranno a disposizione presso un’armeria di Lugano. Strette di mano, ancora complimenti e saluti e soprattutto un arrivederci al prossimo anno. Ho telefonato all’armeria per sapere quando potevo andare a Lugano per vedere la mia Mosquito e così oggi sono là ad ammirarla tutta nuova e fiammante con sopra incise a laser delle scritte in oro che l’organizzazione ha fatto imprimere per me; c’è scritto su un lato “Trofeo San Martino 2007” e sull’altro “Re del tiro”. Il responsabile AAA mi conferma la procedura da seguire in Svizzera per poter esportare l’arma, fra l’altro occorrerà l’estratto del Casellario Giudiziario svizzero che presenti un nulla osta ma soprattutto un’autorizzazione della Questura italiana all’importazione che permetta in seguito un’autorizzazione cantonale elvetica all’esportazione. “Costi?” Beh, penso io, per essere una pistola “regalata” qualcosina mi viene a costare perché poi ci saranno delle spese anche in Italia. “E poi c’è l’IVA all’importazione in Italia, vero?” Chiedo. Mentre parliamo di queste bazzecole lancio in giro occhiate interessate alle armi e guarda di qui e guarda di là finalmente vedo una vetrinetta speciale sotto chiave: sono le SIG! Una quantità industriale di SIG, una più bella dell’altra. SIG usate e SIG nuove di pacca. Lo svizzero nota il mio sguardo cupido e sornione mi fa “Le interessano le SIG?” Apre la vetrinetta e ne sceglie una nuova fiammante. “Questa è una P210-6” Mette un salva percussore e mi fa provare lo scatto. Sensazionale! Leggerissimo e l’arma mi sta in mano con una spontaneità che non ho mai provato con nessuna altra mai. Se posso fare un paragone è come quando vedi la donna dei tuoi sogni per la prima volta, per caso, e capisci che è lei quella che attendevi da una vita. E te ne innamori perdutamente! L’inizio dell’incubo“Cioè lei mi sta dicendo che per importare un’arma che ho vinto in una gara di tiro internazionale e che quindi mi regalano debbo pagare due marche da bollo da 14,62€ per avere un certificato di permesso all’importazione, andare a cercarmi un professionista in possesso di patente di importazione che mi segua nelle pratiche (e quindi pagare un onorario che non sarà poca cosa) e poi ovviamente pagare l’IVA. Quindi una volta sdoganata l’arma debbo recarmi al Banco Prova di Gardone Val Trompia per le verifiche del caso (pagando ovviamente anche qui qualcosa).” L’Ispettore Capo della Questura della mia città che potrei anche definire un amico se ciò significasse qualcosa in situazioni come queste ma che giustamente è solo un pubblico funzionario nel corretto adempimento delle sue funzioni scuote la testa comprensivo ma irremovibile di fronte a qualunque dramma personale. E il dramma sta cominciando a delinearsi in tutta la sua realtà perché mi rendo conto che per poter entrare in possesso di un premio vinto indossando la divisa di Ufficiale dell’Esercito Italiano che sarà per tutta la mia vita un piacevole ricordo (e perché no, magari anche per un mio eventuale nipote o pronipote …) dovrò probabilmente pagare una cifra che se non eguaglia il valore dell’arma stessa di molto si avvicina e soprattutto superare una serie spaventosa di barriere e di incombenze burocratiche che metteranno a dura prova la mia tranquillità di vita. “E scusi, ma io un importatore provvisto di patente doganale dove lo trovo?” L’Ispettore Capo resta un momento pensieroso, poi da quella brava persona competente e pragmatica che è risolve subito “Lei si procuri i dati dell’importatore che poi l’autorizzazione gliela diamo, così potrà procedere in Svizzera.” Mi sorride gentile perché capisce le mie difficoltà e mi incoraggia “Vedrà che è una cosa semplice, è più difficile parlarne che realizzarla. Vada tranquillo, per qualunque cosa si rivolga a noi che l’aiutiamo.” E ci stringiamo le mani. Dogana italiana di Ponte Chiasso, un qualsiasi martedì mattina alle ore 10. Un grande salone con sette sportelli, tutti vuoti (che fortuna!), cinque persone lontane che stanno parlottando fra loro o sono indaffarate in faccende sconosciute. Sono fermo a caso davanti ad uno dei sette sportelli e attendo… Dopo qualche tempo vengo notato e dopo qualche altro tempo un tale si avvicina e con fare annoiato mi chiede: “Desidera?” Francamente non desidero niente (anzi desidererei non essere nemmeno li) ma già che invece sono proprio li domando: “Avrei bisogno di importare una pistola dalla Svizzera ed in Questura mi chiedono di prendere contatto con un importatore doganale che mi aiuti nelle formalità, posso chiedervi per favore a chi mi posso rivolgere?” Il funzionario mi guarda attento, capisce che sono un poveraccio che non ha secondi fini e preso da compassione mi suggerisce: “Provi con XY, in via AB, qua dietro l’angolo, lo trova in fondo alla via, un cancello grigio un po’ cadente.” Dopo mille ringraziamenti esco dalla dogana. Adesso sono nell’ufficio di XY in via AB e cerco qualcuno che risolva il mio problema. All’inizio mi sballottano da una scrivania all’altra senza capire bene cosa voglio e finalmente, mentre sto perdendo la pazienza, appare un tale che ritorna dal suo caffè di mezza mattina che dice: “Lei sta cercando di importare un’arma dalla Svizzera?” Mi si allarga il cuore! E con questo il buon uomo mette fine al suo gentilissimo contatto con me. “AAA sono nei guai, in Italia mi dicono che debbo produrre il nome di un tale che abbia la patente doganale, altrimenti non mi rilasciano il nulla osta all’importazione e io non riesco a trovare nessuno adatto alla bisogna. Sono disperato, senta mi sono scocciato, vada a quel paese l’arma che ho vinto e il ricordo che rappresenta per me, facciamo così mi dia il controvalore in denaro e se la tenga pure, in fondo per lei è lo stesso no?” AAA ci pensa su un po’ e poi: “Forse una soluzione ci sarebbe … Noi corrispondiamo con una ditta importatrice di Brescia, WZ, loro potrebbero importarla a proprio carico e venderla a lei; ovviamente lei pagherebbe solo le spese e l’IVA sul valore naturale dell’arma.” Mi si allarga il cuore “Davvero si può fare?” “Ditta WZ? Vorrei parlare con il signor FG.” “Il signor FG? Buona sera, AAA di Lugano mi ha indicato il suo nome per un’importazione di due pistole.” “Ispettore non ho più bisogno di niente, ho trovato una strada alternativa che mi permette di avere le armi senza tutti quei problemi burocratici, si perché adesso le pistole sono due, ho deciso di farmi un grosso regalo: mi compero anche una SIG P210-6!” Mai augurio fu più necessario e male azzeccato! L’incuboSono trascorsi alcuni mesi … è Luglio, FG mi conferma che le mie armi sono arrivate in Italia e sono in suo possesso, sdoganate regolarmente ed in attesa di essere portate al Banco Prova di Gardone Val Trompia per le pratiche di legge. “Pensa che per fine mese le potrò avere?” Un venerdì di Settembre. Sera. Squilla il mio cellulare. “Buona sera sono FG.” La sua voce è atona “Debbo darle una buona notizia ed una cattiva: il banco ha passato la Mosquito ma ha rifiutato la SIG.” Adesso mi ricordo! Quando l’avevo acquistata avevo notato la scritta Hammerli ed avevo chiesto spiegazioni a AAA, lui mi aveva detto che SIG e Hammerli erano state la stessa ditta per alcuni anni (otto o dieci anni fa), vivevano sotto gli stessi capannoni, usavano gli stessi materiali ed avevano molte linee di montaggio in comune; SIG aveva prodotto delle P210-6 con scritta Hammerli per il mercato tedesco (ed infatti l’arma era già marchiata al banco prova tedesco di Ulm) ma l’arma era in tutto e per tutto una SIG P210-6. Ed in verità anche un ragazzino vedendo una SIG marcata SIG e la mia SIG marcata Hammerli non può trovare nessunissima differenza (eccetto la scritta sul carrello) ma al Banco no, loro dicono che questa è un’altra arma, un’arma sconosciuta!! “Allora adesso cosa si può fare?” Così la mia tanto attesa SIG riprende la via della Svizzera ed io inizio il mio Calvario. Riassumiamo: la SIG l’ho già pagata, si dirà che l’ho pagata meno che in Italia ma è certo che l’ho pagata un sacco di soldi, ho pagato in aggiunta 20 FS di Casellario svizzero intempestivamente ed inutilmente, ho dovuto pagare FG (non gli ho dato 120€ ma 60€ perché l’ho considerato in parte corresponsabile con AAA di questo casino, dopotutto loro sono degli esperti e dovrebbero sapere queste cose …), dovrò pagare un bel gruzzolo di FS per il ritorno della mia arma in Svizzera e sono ancora al palo! Ma soprattutto non ho la mia amata SIG! E non ho la più pallida idea di quando la potrò tenere fra le mani in un poligono e sentire il colpo che esce dalla sua canna! Analizzo il Catalogo Nazionale delle Armi e scopro che esistono diverse Hammerli fra cui una come la mia ma in 7,65 con conversione in 9x21! Però questa ha le mire regolabili mentre la mia le ha fiss … Parlo con AAA e gli chiedo se ha a disposizione una canna da 7,65 e mire regolabili così acquisterei in aggiunta anche quelle e presenterei la mia arma come Hammerli 7,65 a mire regolabili con conversione in 9x21. Non mi sembra una cattiva idea. Se non che il costo sta diventando altissimo perché oltre tutto FG mi dice che per l’importazione dovrò ripagare 120€ per la pistola ed anche 120€ per la conversione! Inoltre ci sono dei dubbi in proposito, infatti se l’arma a Catalogo Nazionale è identificata come 7,65 come giustifico il fatto che la canna base (cioè la 7,65) ha un numero di serie completamente diverso dalle matricole sul fusto e sul carrello mentre la conversione le ha uguali? Mmmmmm la cosa puzza tremendamente ed è foriera di un secondo rifiuto. Mi consiglio con l’Ispettore della mia Questura che si mostra dubbioso in proposito (non negativo in assoluto, solo dubbioso, ma … chi ha il coraggio di ripercorrere in Italia una strada del genere?). Metto anche un post su un noto forum di tiratori e (meraviglia!) una cara persona che abita in Svizzera si offre di aiutarmi a risolvere il problema. Dice che ci sarebbe un suo amico svizzero che colleziona armi che ha nella fattispecie una vera SIG P210-6 nuova. Il suo amico sarebbe disposto a scambiare le due armi in Svizzera alla pari e io sarei a posto. Contatto quella persona che appare veramente per bene, affidabile e generosa, il problema è che il sistema è troppo complicato (non è il caso di dimostrarlo qui) quindi decido di soprassedere per il momento. Intanto arriva (e passa) Natale. Con l’anno nuovo, disperato, rinnovo la mia richiesta di consigli al solito Ispettore e questo mi convince che l’unico modo sicuro e tranquillo è quello di procedere ad una catalogazione dell’arma così com’è. “Ma sarà una cosa lunga?” Detto, fatto. Espletate le pratiche anche con l’aiuto della SIG che fornisce su richiesta alcune informazioni tecniche necessarie per completare il modulo di catalogazione spedisco il tutto e resto in attesa. Meravigliosamente dopo solo due mesi il Ministero risponde accogliendo positivamente la domanda. La mia SIG (pardon Hammerli) è catalogata regolarmente, cioè esiste anche in Italia! Adesso si tratta di ricominciare la trafila di importazione. E’ passato più di un anno dall’inizio, per l’esattezza diciassette mesi, la SIG finora mi è costata il 10% in più (comprese telefonate all’estero e viaggi) ma adesso la strada è tutta in discesa. Lo sento. Il drammaE invece no! Non avevo ancora idea di cosa mi stava aspettando. “WZ? Vorrei parlare con il signor FG per un’importazione di armi.” “Pronto, SR? Vorrei parlare con il signor CS.” Sono passate altre settimane, in definitiva dall’inizio delle operazioni nel Febbraio del 2008, da quando cioè ho acquistato l’arma a Lugano, sono trascorsi ben 18 mesi. Oggi però finalmente sono stato a Lugano e con la mia SIG bene imballata sto veleggiando alla volta di Chiasso verso gli uffici della DEF. Con l’efficiente impiegato della DEF ci siamo recati prima ad uno sportello della dogana commerciale svizzera dove due bionde ragazzine non sapevano bene cosa fare davanti ad un PC; il mio ragazzo DEF (efficientissimo debbo ripetere) le ha aiutate a risolvere un paio di problemini e poi rapidamente ci ha condotto (me e la SIG) ad uno sportello di transito della dogana italiana; anche qui conosceva tutti e rapidamente ha concluso le procedure con successo; mi ha detto di aspettarlo fuori dove sarebbe comparso con un doganiere elvetico per sigillare il pacco con dei piombi; così è stato e mi ha salutato indicandomi il posto della Guardia di Finanza italiana dove avrei dovuto andare per ottenere il permesso definitivo di ingresso. Al posto indicatomi non si vedeva nessuno; sono entrato in un grande atrio con il mio pacco in mano; ho girato alcune sale e finalmente ho visto un gruppo di persone, chi in divisa e chi in borghese (ma anche quelli in borghese non avevano l’aria di civili), mi hanno squadrato con un’aria strana (almeno a me è sembrata strana …) da capo a piedi, hanno rivolto subito lo sguardo professionale al pacco che avevo con me e uno mi ha chiesto: “Desidera?” Anche qui se avessi potuto proprio esprimere i miei desideri forse non sarei stato capito ragion per cui ho semplicemente detto: “Ho qui un pacco da portare in Italia.” Si sono fatti subito tutti seri ed attenti, anche quelli che fino ad un secondo prima sembravano parlottare fra loro. Colui che sembrava il capo mi ha squadrato con maggior attenzione poi ha continuato: “Ha espletato tutte le formalità?” Mi ha guardato ancora per un attimo con fare inquisitorio poi all’improvviso si è come disinteressato di tutto ed ha aggiunto rivolto ad uno in divisa: “Esposito pensaci tu. ” Ed hanno ripreso le loro attività di prima che io entrassi. Quello in divisa mi ha chiesto di visionare i documenti di accompagnamento poi ha detto: “L’arma è li dentro?” E sono rientrato in Patria. Mentre rientravo in automobile a casa mia un senso di leggerezza mi pervadeva l’animo, come quando hai superato un esame difficile o hai vinto una gara durissima, ero spossato ma contento, serenamente contento senza essere esaltato. La mia SIG era finalmente con me, nel baule della mia macchina! Era giovedì, e lunedì avrei concluso ogni cosa, ne ero sicuro, perché ormai avevo solamente da concludere il passaggio in dogana italiana assistito da persone che sembravano amiche ed il Banco Prova di Gardone mi incuteva solo un leggerissimo timore forte dei documenti ministeriali che avevo con me. Ma ancora una volta evidentemente mi sbagliavo! L’epilogo drammaticoDa casa mia a Brescia ci sono meno di 70 Km in auto ma di lunedì mattina occorrono almeno due ore. Avevo appuntamento alle 9 in punto alla Dogana di Brescia personalmente con CS, che mi aveva fornito anche le informazioni stradali fondamentali per arrivare. Avevo deciso di partire molto presto per evitare certi nodi di traffico stradale prima di entrare in autostrada e fui accorto perché, tanto per cominciare bene la giornata, il satellitare su cui contavo per arrivare a destinazione decise di piantarsi proprio quella mattina all’alba. Forse era un orario troppo mattutino per lui (e in fondo potevo anche capirlo). Avevo comunque il telefono portatile che mi fu utile nelle vicinanze per farmi condurre a destinazione. Arrivato davanti al cancello della dogana CS che è in contatto telefonico con me mi dice di aspettare fuori che sarebbe arrivato subito un suo collaboratore (io credevo che avrei incontrato lui …). Dopo poco vedo arrivare dall’interno un tale che punta chiaramente e decisamente verso di me. Scambiate le formalità di presentazione Tizio mi chiede se avevo con me tutti i documenti oltre ovviamente il pacco. E poi aggiunge, quasi preso da ispirazione improvvisa: “Lei possiede Partita IVA?” Ora bisogna sapere che io ho da pochissimi mesi aperto una specie di Partita IVA detta dei Contribuenti Minimi che è una sorta di Partita IVA per cui non si deve tenere nessun registro IVA, né fare alcuna dichiarazione IVA, né tanto meno chiedere ad alcuno di aggiungere l’IVA sulle proprie prestazioni e quindi nemmeno di versarla come fanno tutti gli altri (quelli della Partita IVA vera) nei periodi giusti; chi non conosce questo nuovissimo ruolo contributivo non capirà che senso possa avere (nemmeno io l’ho capito), sta di fatto che va bene così, non fa male a nessuno ed è obbligatorio per legge in certe situazioni. Quindi io ho una Partita IVA, nominalmente, ma in pratica non la uso mai, tanto che non la porto con me e mi sono ovviamente dimenticato il numero… Però colgo al volo un possibile problema e comincio a sentirmi a disagio… “Si e no, cioè ce l’ho ma non la uso mai, cioè non sono un vero contribuente IVA, quindi potrei dire, anzi dico che non ce l’ho una Partita IVA come si intende comunemente.” Tizio strabuzza gli occhi e poi fa freddo: "Ma insomma lei ha una Partita IVA si o no?” E aggiunge vedendomi in cerca di un’altra scusa: “Perché guardi che se ce l’ha e dice di non averla il sistema se ne accorge quando immetteremo i suoi dati e bloccherà tutto!” Comincio ad annaspare perché mi rendo conto che ha ragione e sono di nuovo sul ciglio di un burrone per un maledetto cavillo burocratico! Vedo già annullato il mio appuntamento di oggi con il Banco, sento l’impiegato del Banco che mi dice che non c’è più posto per me fino a Natale, mi vedo già in auto verso Lugano a riportare l’arma a AAA. Poi mi viene la grande idea: ho il mio numero di Partita IVA salvato sul PC!! Adesso telefono a mia moglie e le do istruzioni per cercarlo, sarà dura vista la sua poca dimestichezza informatica ma ci riuscirò. Il telefono però squilla a vuoto per lunghi minuti finche la chiamata si interrompe: mia moglie è già uscita e chissà quando tornerà stamattina…Sono perduto! Tizio si spazientisce e dice che chiederà a suo fratello su in ufficio di provare a cercare in internet se magari sotto il mio nome compare qualcosa, dubita che si riesca ma proveranno. E se ne va. La disperazione però aguzza l’ingegno. All’improvviso mi ricordo che quest’anno ho appena fatto due piccole fatturine ad una organizzazione di Milano e che sulle fatturine anche se non ho esposto IVA ho però dovuto mettere il famoso numero (ripeto non chiedetemi il perché …). Controllo l’orologio e vedo che sono le 9 (infatti ero arrivato in leggero anticipo) magari in amministrazione c’è qualcuno. Risponde il centralino che dice che in amministrazione arrivano fra le 9,30 e le 10!! (Bell’azienda…). Friggo per alcuni minuti, poi alle 9,10 tento ancora con il diretto di una che conosco: BINGO!! Risponde. Mi sento quasi commosso, la voce trema e neanche mi accorgo che la tale è piuttosto sulle sue perché pensa che io voglia sollecitarle il pagamento della seconda fatturina che da due mesi ritarda … Quando capisce che il mio problema è un altro si rilassa e, sollecita, mi fornisce il mio famoso numero. Sono le 9,15 si può ricominciare. Chiamo al telefono i tizi di prima e poco dopo arriva un altro che si annuncia come Caio, il fratello di Tizio. A lui do il mio numero di partita IVA e i documenti necessari per procedere. Caio mi dice di aspettare ancora un poco fuori dai cancelli dell’immensa dogana di Brescia (che per fortuna è deserta visto che siamo al 31 di Agosto) e sparisce su ancora negli uffici. Dopo circa un quarto d’ora riappare Caio con una camminata ciondoloni verso di me con una sigaretta pendula all’angolo della bocca. In mano ha delle carte e mi fa segno di entrare con la macchina. Il finanziere di guardia non mi vede nemmeno. “Parcheggi pure qui sotto gli uffici.” Ed aggiunge “Ha la pistola con sé?” Lo guardo stralunato; ma perché mai sarò qui se no?? Gli mostro la valigetta piombata. Caio annuisce lieto e poi mi fa: “Me la dia che la porto dentro per sdoganarla.” Cosa?? Consegnare l’arma ad un estraneo in un posto che non conosco e che non so come funziona? Io sono un tiratore e la prima legge che si impara quando si diventa tiratori è NON CONSEGNARE MAI LA TUA ARMA A NESSUNO tanto meno ad estranei!!! “No guardi io la mia pistola non la do a nessuno, se non le dispiace vengo anch’io con lei e la porto personalmente dove si deve portare; o non posso entrare?” Caio è titubante (e non capisco perché) ma non riesce ad imbastire nessuna buona ragione per strapparmi l’arma dalle mani. “Però guardi il funzionario da cui andremo è un tale un po’… come dire … schizzato, fuori di testa, non è bene che lei si faccia vedere, non si sa mai cosa potrebbe accadere, lasci che faccia tutto io che sono conosciuto qui dentro; le garantisco che finirà tutto bene in pochi minuti. Ma lei è bene che stia fuori, ok?” Lo guardo dubbioso … ma tutto sommato non ci vedo un pericolo reale e poi siamo proprio fuori da un ufficio che chiaramente non dovrebbe avere altre uscite, quindi acconsento a mollare l’arma e ad aspettare fuori. E’ proprio un giornata stanca, non c’è quasi nessuno in giro, ogni tanto una persona attraversa rapidamente un atrio ed entra in un ufficio, due fattorini (uscieri ?) dall’aria sfaccendata stanno chiacchierando dietro un bancone, alle pareti sono appesi manifesti che dichiarano con enfasi che l’Amministrazione dello Stato è al servizio dei cittadini e che ha fatto questo e quello per risolvere dei problemi. Io credo che sia così ma francamente in questo momento sono del tutto disinteressato alla cosa, spero comunque che ci siano tante persone soddisfatte di questo. Poco dopo Caio esce con la mia valigetta in mano e mi fa segno di seguirlo verso l’uscita. Mentre varchiamo la porta mi consegna l’arma e dice con tono prudente: “Tutto a posto, la metta via subito, sa …” E mi dà una carta strana con delle scritte che non si capiscono.Mentre ci avviciniamo alla mia auto chiedo ancora: “Ma è tutto? Questo documento è tutto ciò di cui ho bisogno per dimostrare che ho passato la dogana?” Mentre apro lo sportello della macchina chiedo finalmente: “E per il vostro compenso come faccio?” Caio con noncuranza e con voce appena sussurrata mi fa: “Mi dia xxx € e siamo a posto.” Caio prende il cellulare e chiama CS che risponde immediatamente. “CS senta c’è qui il cliente che dice che non vuole pagare (!), io non so cosa fare glielo passo.” CS adesso dall’altra parte dà in escandescenze, dice che non si è mai sentito nel loro mondo uno che pretende di sapere i costi delle operazioni doganali, che tra l’altro il prezzo che mi hanno fatto è ridicolo in rapporto ai costi che sostengono gli altri clienti (ma ovviamente non si rende conto, o finge, che gli altri clienti con cui di solito tratta sono trasportatori con carichi di centinaia di migliaia di euro …), che sicuramente se ci rapportiamo ai costi ad esempio svizzeri non c’è nemmeno paragone e via dicendo e che se voglio la fattura, bene non c’è problema me la fa portare subito da un impiegato. E mi attacca il telefono. Caio si allontana quatto quatto come se avesse altro da fare. Io lo inseguo e dopo un po’ lo trovo in un ufficio che finge di fare qualcosa e comincio a stringerlo all’angolo per sapere, a parte l’IVA che conosco perché so quanto c’è scritto in fattura, quali e quanti siano gli altri costi. Caio dice di lasciarlo in pace perché lui non c’entra e non ne sa niente! “Come lei non ne sa niente, ma non è stato lei a fare tutte le pratiche? Non è un esperto di questa faccenda? Lei è un professionista caro Caio non mi prenda per fesso. Non può non saper quanto siano i costi istituzionali di dogana. Lasciamo perdere il compenso di CS e l’IVA, mi dica quanto mi è costata la dogana!” Alla fine cede, dopo ripetute insistenze mi confida che oltre all’IVA hanno dovuto pagare per me poco meno di 10€ di spese doganali!! Sicuramente avevano cercato di spennare un pollo perché solitamente sono abituati a trattare con clienti istituzionali che conoscono perfettamente il settore, questa volta avevano trovato un privato del tutto digiuno di quella realtà e allora … Dopo più di mezz’ora entra un auto con un tale che Caio mi indica come la persona attesa. Io credo che sia CS in persona invece è un suo impiegato. Andiamo nell’ufficio di Caio e li l’impiegato mi dà la fattura con scritto xxx € (CS non ci pensa nemmeno a smettere di prendermi per il naso …). Leggo con attenzione ed osservo che hanno inserito voci come CARICO E SCARICO CAROVANA (???) MAGAZZINAGGIO (???) DIRITTI DOGANALI (100€), oltre naturalmente al compenso diretto per l’organizzazione. Inoltre sulla fattura c’è scritto che al pagamento mi verrà consegnata la BOLLA DOGANALE (!!!). BOLLA DOGANALE??? Ma che roba è? Forse quella che mi ha già consegnato Caio un’ora fa? Nemmeno per idea mi dicono, quello è solo un documento per andare al Banco. La Bolla Doganale è il vero documento che attesta che io ho passato la dogana!! Roba da matti, Caio pretendeva un’ora fa che io gli versassi in contantI xxx € e mi avrebbe mandato via così NUDO, senza il vero documento liberatorio. Questi sono dei pirati! Magari me l’avrebbero data poi … o forse no? A questo punto prendo una decisione, faccio quattro calcoli e decido di pagare l’IVA più i 10 € di spese doganali vere ed inoltre 80€ di competenze pattuite. Non un centesimo di più! L’impiegato telefona a CS che sbraita e dice di non darmi niente, Caio scappa nuovamente e nel frattempo ritorna anche suo fratello Tizio che si era assentato due ore prima. Tizio è un tipo violento e comincia ad apostrofarmi perché non voglio pagare. Io ribadisco decisamente che invece voglio pagare e non me ne andrò di li finche non mi faranno pagare ma che pagherò soltanto il giusto. E che tirassero fuori subito quella maledetta Bolla Doganale. Siamo in situazione di impasse, ci guardiamo in cagnesco ma nessuno cede. E il tempo passa … Ad un certo punto perdo la pazienza e mi viene un’idea: “Sentite un po’ adesso mi sono scocciato, ho preso una decisione: esco di qui e vado dai carabinieri, non so bene dove siano ma li trovo subito. E questa storia la concludiamo là. Ok?” Naturalmente mi muovo lentamente per dar loro il tempo di reagire ed infatti vedo che Caio ha preso immediatamente in mano il cellulare e telefona freneticamente. Io sono già salito sulla mia macchina, ho chiuso la portiera e sto, sempre lentamente, ponendo mano alla chiave di accensione. E proprio adesso Caio, ancora col cellulare all’orecchio, mi fa segno in distanza con la mano di aspettare, si avvicina, io esco a metà dall’abitacolo. Caio chiude il telefono e dice ad alta voce in modo che anche l’impiegato senta: “Va bene ci dia la cifra che ha detto e finiamola qui.” L’impiegato tituba, io faccio per risalire, Caio strappa quasi la Bolla Doganale dalle mani dell’impiegato e me la porge. Ci rechiamo nella guardiola della Guardia di Finanza e firmiamo i documenti, io ricevo la fattura con PAGATO e la famosa bolla, caccio i quattrini promessi, poi ognuno per sé e Dio per tutti! Circa mezz’ora dopo sono al Banco di Gardone. Ma è troppo tardi per la mattina così un gentile impiegato mi accetta l’arma e mi dice di tornare alle 13,30. E vado in un bar a mangiarmi un panino e a bere una birra. Alle 13, 20 sono di nuovo al Banco e gentilissimi mi accolgono in anticipo. Mi aspettavo chissà quali cerberi ed invece incontro persone gentili e miti, professionali e simpatiche. Osservano con ammirazione la mia SIG e fanno mostra di concludere in fretta con semplici formalità, anche perché l’arma è già bancata a Ulm in Germania e vige da 40 anni il principio di reciprocità fra i banchi europei. All’improvviso però uno si accorge di una cosa e dice: “Ma quest’arma è nata in 9x21 o no?” Poi aggiunge vedendo che sto quasi per svenire: “Ma è una cosa da nulla, un proforma, spariamo 4 o 5 colpi di sicurezza, vedrà che non è niente, se andava bene ad Ulm va bene anche qui.” E sorride. Poco dopo mi assicurano che è tutto ok ma che devono comunque apporre anche i marchi di Gardone perché l’hanno provata. “Ma fate col martello?” Chiedo ansioso. “Si, ma delicatamente stia sicuro. E glieli metto sotto le guancette così non rovino l’estetica.” E di fronte a me smonta con mani esperte le guance e delicatamente picchia tre marchi in modo così impercettibile che il suo capo si china attentamente per controllare dato che si vedono appena appena. Ma non dice niente. E' una SIG e tutti hanno rispetto! |

“Se vuoi vedere qualcosa di veramente bello guarda qui.” E Lubrano si avvicina ad una vetrinetta orizzontale dove sono esposte sette o otto meravigliose pistole accuratamente chiuse sotto lucchetto. Siamo a Reggio Emilia all’armeria Bersaglio Mobile, il paradiso del Tiratore. Guardo rapito le splendide armi in posa come modelle, poi mi accorgo del prezzo …
Comments
Complementi per la SIG!
Io ho una P210/2 e all'inizio volevo acquistarla in svizzera e importarla ma facendo i conti considerando che abito al SUD mi sarebbe costata la medesima cifra della mia.
Comunque complimenti per l'arma e per il modo di agire nei confronti di questi lestofanti.
Come una avventura per non beccare querele denunce o iazze da parte di ipotetiche e oneste parti ritenutesi lese.
Una avventura del genere commuoverebbe anche un anti armi! Complimenti per:
la pistola, "TUA" come nessuna altra,
le tue capacità agonistiche,
la tua perseveranza,
il tuo autocontrollo,
le tue capacità narrative.
Le qualità sono state elencate in ordine casuale, comunque sono 5 stelle!!!!
Con simpatia
andreaos , 03 ottobre 2009
E la prossima volta partecipa solo a gare con premi in DENARO!!!! ahahahah ;-)
Complimenti, e goditi la tua magnifica SIG/Hammerli
P.S. burocrati mangioni verrete puniti dal cielo!