Storia di una Sig P210

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sig.png“Se vuoi vedere qualcosa di veramente bello guarda qui.” E Lubrano si avvicina ad una vetrinetta orizzontale dove sono esposte sette o otto meravigliose pistole accuratamente chiuse sotto lucchetto. Siamo a Reggio Emilia all’armeria Bersaglio Mobile, il paradiso del Tiratore. Guardo rapito le splendide armi in posa come modelle, poi mi accorgo del prezzo …

“Come mai un prezzo così alto?”

“Mo guarda che sono delle SIG!” Fa Lubrano col suo caldo accento emiliano.
“E allora?”
“Come e allora, le SIG sono le Ferrari delle pistole!"

“Capisco, ma anche così mi sembra che sia un prezzo da matti! Da cosa dipende?”

“Innanzitutto non sono più in produzione da diversi anni e quindi sono diventate anche un pezzo da collezione, però è soprattutto la fama di accuratezza delle lavorazioni e precisione di tiro che le fa uniche al mondo. Pensa che erano state ordinate e progettate per ingaggiare a 50m in azione reale di combattimento. Senti che bilanciamento.”

Così dicendo apre la vetrina e me ne porge una... Fantastica! Una linea sobria e perfetta, impugnatura comoda, brunitura pulitissima, non troppo scura, quasi lucente. E si impugna in modo così facile che ti sembra di averla avuta da sempre, che sia stata fatta per te!

“E poi questa è in 9x21 quindi già pronta per il mercato italiano, perché tu sai che in Svizzera usano il 9 Parabellum, anche se forse le versioni in 7,65 Parabellum sono più precise. Ma è una questione di opinioni …”

E’ con un gran sospiro che gliela restituisco, non ho tutti quei soldi e non so se potrò mai avere un gioiello simile (o meglio forse con qualche sacrificio potrei anche pensarci … ma rischio che mia moglie chieda la separazione …). La SIG ritorna al suo posto nella vetrinetta che Lubrano richiude col lucchetto. Noi ci allontaniamo ma con la coda dell’occhio la guardo ancora qualche istante finche scompare alla mia vista.

La SIG, la Ferrari delle pistole. Non ho ancora realizzato che si è inserita profondamente nella mia anima e che nel profondo del mio cuore è incominciato il sogno!

L’occasione del contatto

Nella grande sala squillano le prime note dell’inno nazionale svizzero e le centinaia di persone presenti si alzano in piedi, quelli in divisa scattano sull’attenti e molti che hanno il copricapo salutano alla mano. Siamo a Lugano, un sabato di metà Novembre, alla premiazione del Trofeo San Martino 2007.

Dopo parecchi interventi di prammatica da parte di autorità locali e nazionali hanno inizio le premiazioni. Le gare sono state tre quest’anno: pistola 9x21 a 25 metri, carabina cal.22 a 50 metri e Fass90 a 300 metri. Ognuna con due diversi gruppi di partecipanti: il cosiddetto Resto del Mondo e gli svizzeri da soli (che sono troppo bravi per gareggiare con gli altri). Di volta in volta il Colonnello Tantardini o qualche suo collega chiama i primi tre classificati di ogni specialità, partendo dal terzo, così il palco si va riempiendo di tiratori di tutte le nazioni che hanno raggiunto il podio. Quando si arriva a premiare la gara World di tiro con la pistola sul tabellone luminoso appaiono i nomi dei primi tre classificati e il mio è il primo!

Ho fatto 194 su 200 (come il secondo in verità, ma mi hanno spiegato poi che a parità di 10 ho vinto per l’anzianità!). Ovviamente, come ho detto, gli svizzeri hanno fatto meglio, se fosse stata una gara unica sarei arrivato terzo dietro un 196 e un 195 ma intanto mi godo il successo in una sala gremitissima che mi applaude fragorosamente mentre salgo gli scalini del palco. Anche i miei amici ed i miei compagni di squadra si spellano le mani e qualcuno grida anche “bravo” e scattano i flash. In gara l’organizzazione ci ha fornito delle ottime SIG Sauer P220 che abbiamo trovato eccellenti come scatto, bilanciamento e taratura di mira. Era la prima volta che sparavo con un’arma del genere e debbo dire che sono rimasto piacevolmente impressionato, quasi è stata meglio della mia Tanfoglio Stock Custom.

Vengono distribuiti i premi, dai soliti coltellini multiuso svizzeri per finire con il premio più ambito per il primo classificato: un’arma di specialità! Al tiratore di Fass90 viene dato un fucile d’assalto (!), a quello di carabina un K31, a me che ho vinto con la pistola viene regalata una splendida Sig Sauer Cal.22 Mosquito!

Dopo le fotografie di rito suona ancora l’inno nazionale elvetico ed alla fine scendiamo tutti in sala. Un sergente dell’organizzazione ritira le armi che ci avevano dato per le fotografie (e che non potremmo comunque portare in Italia immediatamente) e ci spiega per filo e per segno le modalità che dovremo esperire per l’esportazione (per noi ci saranno poi anche quelle d’importazione …) e ci informa che le armi saranno a disposizione presso un’armeria di Lugano. Strette di mano, ancora complimenti e saluti e soprattutto un arrivederci al prossimo anno.

Ho telefonato all’armeria per sapere quando potevo andare a Lugano per vedere la mia Mosquito e così oggi sono là ad ammirarla tutta nuova e fiammante con sopra incise a laser delle scritte in oro che l’organizzazione ha fatto imprimere per me; c’è scritto su un lato “Trofeo San Martino 2007” e sull’altro “Re del tiro”. Il responsabile AAA mi conferma la procedura da seguire in Svizzera per poter esportare l’arma, fra l’altro occorrerà l’estratto del Casellario Giudiziario svizzero che presenti un nulla osta ma soprattutto un’autorizzazione della Questura italiana all’importazione che permetta in seguito un’autorizzazione cantonale elvetica all’esportazione.

“Costi?”
“Mah, poco” dice AAA “la richiesta del Casellario costa 20 FS, mentre per il cantone ci vorrà qualcosa di più, ma poca roba, sarà 50/60 FS.”

Beh, penso io, per essere una pistola “regalata” qualcosina mi viene a costare perché poi ci saranno delle spese anche in Italia.

“E poi c’è l’IVA all’importazione in Italia, vero?” Chiedo.
“Ah certo, poi lei dovrà pagare anche quella.”

Mentre parliamo di queste bazzecole lancio in giro occhiate interessate alle armi e guarda di qui e guarda di là finalmente vedo una vetrinetta speciale sotto chiave: sono le SIG! Una quantità industriale di SIG, una più bella dell’altra. SIG usate e SIG nuove di pacca. Lo svizzero nota il mio sguardo cupido e sornione mi fa

“Le interessano le SIG?”
“Sono molto belle, posso vedere?”

Apre la vetrinetta e ne sceglie una nuova fiammante.

“Questa è una P210-6”
“Barra 6, cioè?”
“E’ la sportiva, senta che scatto”

Mette un salva percussore e mi fa provare lo scatto. Sensazionale! Leggerissimo e l’arma mi sta in mano con una spontaneità che non ho mai provato con nessuna altra mai. Se posso fare un paragone è come quando vedi la donna dei tuoi sogni per la prima volta, per caso, e capisci che è lei quella che attendevi da una vita. E te ne innamori perdutamente!

L’inizio dell’incubo

“Cioè lei mi sta dicendo che per importare un’arma che ho vinto in una gara di tiro internazionale e che quindi mi regalano debbo pagare due marche da bollo da 14,62€ per avere un certificato di permesso all’importazione, andare a cercarmi un professionista in possesso di patente di importazione che mi segua nelle pratiche (e quindi pagare un onorario che non sarà poca cosa) e poi ovviamente pagare l’IVA. Quindi una volta sdoganata l’arma debbo recarmi al Banco Prova di Gardone Val Trompia per le verifiche del caso (pagando ovviamente anche qui qualcosa).”
“La Legge vuole così.”

L’Ispettore Capo della Questura della mia città che potrei anche definire un amico se ciò significasse qualcosa in situazioni come queste ma che giustamente è solo un pubblico funzionario nel corretto adempimento delle sue funzioni scuote la testa comprensivo ma irremovibile di fronte a qualunque dramma personale. E il dramma sta cominciando a delinearsi in tutta la sua realtà perché mi rendo conto che per poter entrare in possesso di un premio vinto indossando la divisa di Ufficiale dell’Esercito Italiano che sarà per tutta la mia vita un piacevole ricordo (e perché no, magari anche per un mio eventuale nipote o pronipote …) dovrò probabilmente pagare una cifra che se non eguaglia il valore dell’arma stessa di molto si avvicina e soprattutto superare una serie spaventosa di barriere e di incombenze burocratiche che metteranno a dura prova la mia tranquillità di vita.

“E scusi, ma io un importatore provvisto di patente doganale dove lo trovo?”
“Ma via è semplicissimo, lei si reca a Ponte Chiasso, là si informa e vedrà che ne trova diversi che le potranno dare una mano. Faccia le sue valutazioni e poi concluda. Quando avrà deciso compili questo modulo e noi le daremo l’autorizzazione.”
“Però qui c’è anche scritto che per avere l’autorizzazione devo produrre sia i dati di questo tale che il documento cantonale svizzero di esportazione.”
“Ah be certo e se no come potremmo noi dare un’autorizzazione ad un’importazione dell’arma?” Commenta l’Ispettore Capo con l’aria di quello che tenta di spiegare ad un ragazzino le cose più ovvie del mondo.
“Ma scusi” faccio io un po’ preoccupato “gli svizzeri chiedono il nulla osta della Questura italiana per poter rilasciare il loro permesso e voi chiedete il loro permesso per rilasciare il nulla osta … questo mi sembra ciò che in inglese si chiama un loop cioè un anello. Non se ne esce.”

L’Ispettore Capo resta un momento pensieroso, poi da quella brava persona competente e pragmatica che è risolve subito

“Lei si procuri i dati dell’importatore che poi l’autorizzazione gliela diamo, così potrà procedere in Svizzera.”

Mi sorride gentile perché capisce le mie difficoltà e mi incoraggia

“Vedrà che è una cosa semplice, è più difficile parlarne che realizzarla. Vada tranquillo, per qualunque cosa si rivolga a noi che l’aiutiamo.” E ci stringiamo le mani.

Dogana italiana di Ponte Chiasso, un qualsiasi martedì mattina alle ore 10. Un grande salone con sette sportelli, tutti vuoti (che fortuna!), cinque persone lontane che stanno parlottando fra loro o sono indaffarate in faccende sconosciute. Sono fermo a caso davanti ad uno dei sette sportelli e attendo…

Dopo qualche tempo vengo notato e dopo qualche altro tempo un tale si avvicina e con fare annoiato mi chiede:

“Desidera?”

Francamente non desidero niente (anzi desidererei non essere nemmeno li) ma già che invece sono proprio li domando:

“Avrei bisogno di importare una pistola dalla Svizzera ed in Questura mi chiedono di prendere contatto con un importatore doganale che mi aiuti nelle formalità, posso chiedervi per favore a chi mi posso rivolgere?”
“Guardi qui non trattiamo queste cose.”
“Ho capito ma io debbo solo prendere contatto con uno che abbia la patente doganale altrimenti la Questura non mi rilascia il nulla osta; per caso non conoscete qualcuno con queste caratteristiche?”
“Noi non siamo autorizzati a fornire informazioni di questo tipo, capirà …”
“Capisco benissimo, ma la prego, io non conosco niente di questo ambiente, ci sarà bene qualcuno che solitamente lavora con voi, mi occorre solo qualche nome, poi ci penso io.”

Il funzionario mi guarda attento, capisce che sono un poveraccio che non ha secondi fini e preso da compassione mi suggerisce:

“Provi con XY, in via AB, qua dietro l’angolo, lo trova in fondo alla via, un cancello grigio un po’ cadente.”

Dopo mille ringraziamenti esco dalla dogana. Adesso sono nell’ufficio di XY in via AB e cerco qualcuno che risolva il mio problema. All’inizio mi sballottano da una scrivania all’altra senza capire bene cosa voglio e finalmente, mentre sto perdendo la pazienza, appare un tale che ritorna dal suo caffè di mezza mattina che dice:

“Lei sta cercando di importare un’arma dalla Svizzera?” Mi si allarga il cuore!
“Si ed ho bisogno di incontrare qualcuno che abbia la patente doganale e che mi aiuti nelle pratiche di sdoganamento.”
“Conosco bene il problema” (sollievo!) “ma guardi che purtroppo qui a Ponte Chiasso non c’è nessuno che la possa aiutare, infatti alla dogana di Ponte Chiasso non si sdoganano più armi.”
“Come sarebbe?” Faccio io quasi urlando “Alla fine si tratta solo di controllare che il pacchetto che io stesso trasporterò sia conforme alla fattura ed ai documenti e che la merce corrisponda!”
“Lei ha perfettamente ragione” fa il buon uomo scuotendo la testa “ma vede da pochi mesi sono entrate in vigore norme restrittive sull’importazione di armi ed i doganieri italiani si rifiutano di assumersi responsabilità in proposito, deputata è particolarmente la dogana di Brescia a cui tutti si rivolgono per queste incombenze.”
“Ma come è possibile! Questa è pur sempre una dogana e una pistola è una merce come un’altra.”
“I doganieri dicono che non si sentono in grado di capire che tipo di merce è, vista la delicatezza del prodotto, per loro potrebbe essere una pistola come un ferro da stiro.” !!??
"Non ci posso credere!”
“Lei non ci potrà credere ma le assicuro che è così.”

E con questo il buon uomo mette fine al suo gentilissimo contatto con me.

“AAA sono nei guai, in Italia mi dicono che debbo produrre il nome di un tale che abbia la patente doganale, altrimenti non mi rilasciano il nulla osta all’importazione e io non riesco a trovare nessuno adatto alla bisogna. Sono disperato, senta mi sono scocciato, vada a quel paese l’arma che ho vinto e il ricordo che rappresenta per me, facciamo così mi dia il controvalore in denaro e se la tenga pure, in fondo per lei è lo stesso no?”
“Non è così semplice” dice con un tono comprensivo ma triste “purtroppo non posso più riprendermi l’arma perché c’è stato scritto sopra quello che lei sa e io a chi la vendo più adesso? Ormai l’arma è personalizzata e il suo valore commerciale (almeno in armeria) è praticamente nullo. Magari trovando un amatore …”
“Ma lei non ha qualche consiglio da darmi? Non conosce qualcuno che possa aiutarmi?”

AAA ci pensa su un po’ e poi:

“Forse una soluzione ci sarebbe … Noi corrispondiamo con una ditta importatrice di Brescia, WZ, loro potrebbero importarla a proprio carico e venderla a lei; ovviamente lei pagherebbe solo le spese e l’IVA sul valore naturale dell’arma.”

Mi si allarga il cuore

“Davvero si può fare?”
“Certo che si, lo facciamo molte volte.”
“Quindi alla fine niente Casellario Giudiziario svizzero (che però sfortunatamente ho già ordinato e già pagato), niente nulla osta cantonale e della Questura italiana e soprattutto niente importatore doganale italiano!”
“Niente di niente, lei si affida a questi tali e loro, che sono importatori ufficiali di armi, importano fra le proprie anche la sua.”
“Ma è tutto legale?”
“Tutto legale al 100%”
“Già che ci siamo allora voglio dirle che ho preso una grande decisione: voglio acquistare anche quella SIG P210-6 che mi ha mostrato l’ultima volta che sono venuto a Lugano; è sempre in vendita?”
“Certamente.”
“Allora vengo da lei nei prossimi giorni e concludiamo, adesso che mi ha indicato questo canale mi sembra tutto molto semplice.”
“Vedrà che non avrà problemi.”

“Ditta WZ? Vorrei parlare con il signor FG.”
“Prego attenda.”
"….."
“Il signor FG non è in ufficio, provi la prossima settimana, attualmente è alla fiera di … tornerà martedì.”
“Grazie buona sera.”
“Buona sera.”

“Il signor FG? Buona sera, AAA di Lugano mi ha indicato il suo nome per un’importazione di due pistole.”
“Si?”
“Ho due pistole a Lugano che vorrei importare in Italia, poi mandarle a Gardone al Banco per le verifiche ed autorizzazioni del caso.”
“Va bene, ho in programma una visita a Lugano fra un paio di mesi e nell’occasione posso inserire anche le sue.”
“Grazie mille. Quanto mi verrà a costare?”
“Tutto compreso 100€ più IVA.”
“Quindi 120€ a lei più la mia IVA.”
“Esatto.”
“Grazie le farò sapere.”

“Ispettore non ho più bisogno di niente, ho trovato una strada alternativa che mi permette di avere le armi senza tutti quei problemi burocratici, si perché adesso le pistole sono due, ho deciso di farmi un grosso regalo: mi compero anche una SIG P210-6!”
“Complimenti e buona fortuna.”

Mai augurio fu più necessario e male azzeccato!

L’incubo

Sono trascorsi alcuni mesi … è Luglio, FG mi conferma che le mie armi sono arrivate in Italia e sono in suo possesso, sdoganate regolarmente ed in attesa di essere portate al Banco Prova di Gardone Val Trompia per le pratiche di legge.

“Pensa che per fine mese le potrò avere?”
“Nooooo. Adesso andiamo tutti in ferie. Se ne riparlerà a Settembre.”
“Buone ferie.”
“Anche a lei.”

Un venerdì di Settembre. Sera. Squilla il mio cellulare.

“Buona sera sono FG.” La sua voce è atona “Debbo darle una buona notizia ed una cattiva: il banco ha passato la Mosquito ma ha rifiutato la SIG.”
“Che significa che l’ha rifiutata?”
“Che bisogna rispedirla in Svizzera o rottamarla. In Italia non può entrare un’arma simile.”
“Come sarebbe a dire? E’ un’arma regolare, l’ho già pagata. Cosa c’è che non va?”
“C’è che lei non mi ha detto che è una Hammerli e non una SIG. La sua arma non porta scritto SIG ma Hammerli sul carrello, anche sulla fattura c’è scritto SIG ma non corrisponde. Il banco ha eccepito irregolarità perché dice che nel Catalogo Nazionale delle Armi non è presente nessuna pistola con quelle caratteristiche e quindi non può ammetterla in Italia.”

Adesso mi ricordo! Quando l’avevo acquistata avevo notato la scritta Hammerli ed avevo chiesto spiegazioni a AAA, lui mi aveva detto che SIG e Hammerli erano state la stessa ditta per alcuni anni (otto o dieci anni fa), vivevano sotto gli stessi capannoni, usavano gli stessi materiali ed avevano molte linee di montaggio in comune; SIG aveva prodotto delle P210-6 con scritta Hammerli per il mercato tedesco (ed infatti l’arma era già marchiata al banco prova tedesco di Ulm) ma l’arma era in tutto e per tutto una SIG P210-6. Ed in verità anche un ragazzino vedendo una SIG marcata SIG e la mia SIG marcata Hammerli non può trovare nessunissima differenza (eccetto la scritta sul carrello) ma al Banco no, loro dicono che questa è un’altra arma, un’arma sconosciuta!!

“Allora adesso cosa si può fare?”
“Il mio suggerimento è che lei la rimandi a Lugano e se possibile faccia cancellare la scritta Hammerli e invece faccia aggiungere la scritta SIG, oppure che la faccia catalogare al Catalogo Nazionale come arma nuova marcata Hammerli. Comunque in ogni caso l’arma deve tornare in Svizzera.”
“E tutto questo quanto mi costerà?”
“Una cifra ragguardevole per il ritorno in Svizzera (non so precisamente al momento, ma più di quanto lei pagherà a me) e poi nuovamente 120€ per l’importazione quando sarà pronta. Io se fossi in lei tenterei la via della catalogazione nel Catalogo Nazionale delle Armi, ovviamente però l’arma deve comunque rientrare in Svizzera."
“AAA a Gardone mi hanno rifiutato la SIG perché c’è scritto Hammerli.”
“Roba da matti! Ma se ne abbiamo già spedite diverse dello stesso tipo tempo fa e nessuno aveva detto niente … Da voi stanno esagerando.”
“Beh mi sono informato presso il Banco Prova ed il direttore mi ha detto che è solo da alcuni mesi che sono entrate in vigore norme molto restrittive sulla identificazione delle armi, in precedenza si era più permissivi ma da qualche tempo il ministero ha diramato ordini molto precisi.”
“Allora adesso cosa farà?”
“Cosa vuole che faccia, la rimando a lei. Anzi senta me la può scambiare con un’altra con scritto SIG?”
“A parte il fatto che al momento non dispongo di altre SIG P210-6 c’è il problema che abbiamo dovuto modificarla per lei da 9x19 a 9x21 e questa modifica mi impedisce di venderla in Svizzera, noi qui non spariamo con il 9x21. Adesso la sua pistola qui da noi vale ben poco.”

Così la mia tanto attesa SIG riprende la via della Svizzera ed io inizio il mio Calvario. Riassumiamo: la SIG l’ho già pagata, si dirà che l’ho pagata meno che in Italia ma è certo che l’ho pagata un sacco di soldi, ho pagato in aggiunta 20 FS di Casellario svizzero intempestivamente ed inutilmente, ho dovuto pagare FG (non gli ho dato 120€ ma 60€ perché l’ho considerato in parte corresponsabile con AAA di questo casino, dopotutto loro sono degli esperti e dovrebbero sapere queste cose …), dovrò pagare un bel gruzzolo di FS per il ritorno della mia arma in Svizzera e sono ancora al palo! Ma soprattutto non ho la mia amata SIG!

E non ho la più pallida idea di quando la potrò tenere fra le mani in un poligono e sentire il colpo che esce dalla sua canna!
Rinunciare nemmeno per idea, anche visto il deprezzamento proposto (un po’ come se avessi comperato delle azioni in borsa e fosse crollato il mercato, se vendi perdi tutto, e allora tieni, si ma per far cosa?).

Analizzo il Catalogo Nazionale delle Armi e scopro che esistono diverse Hammerli fra cui una come la mia ma in 7,65 con conversione in 9x21! Però questa ha le mire regolabili mentre la mia le ha fiss …

Parlo con AAA e gli chiedo se ha a disposizione una canna da 7,65 e mire regolabili così acquisterei in aggiunta anche quelle e presenterei la mia arma come Hammerli 7,65 a mire regolabili con conversione in 9x21. Non mi sembra una cattiva idea. Se non che il costo sta diventando altissimo perché oltre tutto FG mi dice che per l’importazione dovrò ripagare 120€ per la pistola ed anche 120€ per la conversione!

Inoltre ci sono dei dubbi in proposito, infatti se l’arma a Catalogo Nazionale è identificata come 7,65 come giustifico il fatto che la canna base (cioè la 7,65) ha un numero di serie completamente diverso dalle matricole sul fusto e sul carrello mentre la conversione le ha uguali? Mmmmmm la cosa puzza tremendamente ed è foriera di un secondo rifiuto.

Mi consiglio con l’Ispettore della mia Questura che si mostra dubbioso in proposito (non negativo in assoluto, solo dubbioso, ma … chi ha il coraggio di ripercorrere in Italia una strada del genere?). Metto anche un post su un noto forum di tiratori e (meraviglia!) una cara persona che abita in Svizzera si offre di aiutarmi a risolvere il problema. Dice che ci sarebbe un suo amico svizzero che colleziona armi che ha nella fattispecie una vera SIG P210-6 nuova. Il suo amico sarebbe disposto a scambiare le due armi in Svizzera alla pari e io sarei a posto. Contatto quella persona che appare veramente per bene, affidabile e generosa, il problema è che il sistema è troppo complicato (non è il caso di dimostrarlo qui) quindi decido di soprassedere per il momento. Intanto arriva (e passa) Natale.

Con l’anno nuovo, disperato, rinnovo la mia richiesta di consigli al solito Ispettore e questo mi convince che l’unico modo sicuro e tranquillo è quello di procedere ad una catalogazione dell’arma così com’è.

“Ma sarà una cosa lunga?”
“Non molto, solo pochi mesi, al massimo sei.”
“Costosa?”
“Niente affatto, solo una marca da bollo da 14,62€ e una raccomandata.”
“Io però non ho idea di come si debba procedere …”
“Siamo qui noi! Noi siamo al servizio del cittadino! L’aiuto io.” E con un sorriso mi convince che quella è la via.

Detto, fatto. Espletate le pratiche anche con l’aiuto della SIG che fornisce su richiesta alcune informazioni tecniche necessarie per completare il modulo di catalogazione spedisco il tutto e resto in attesa. Meravigliosamente dopo solo due mesi il Ministero risponde accogliendo positivamente la domanda. La mia SIG (pardon Hammerli) è catalogata regolarmente, cioè esiste anche in Italia!

Adesso si tratta di ricominciare la trafila di importazione. E’ passato più di un anno dall’inizio, per l’esattezza diciassette mesi, la SIG finora mi è costata il 10% in più (comprese telefonate all’estero e viaggi) ma adesso la strada è tutta in discesa. Lo sento.

Il dramma

E invece no! Non avevo ancora idea di cosa mi stava aspettando.

“WZ? Vorrei parlare con il signor FG per un’importazione di armi.”
“Spiacenti ma FG non lavora più qui da noi.”
“Mi passi allora chi ha preso il suo posto alle importazioni.”
“Guardi noi non importiamo più armi per conto terzi ma solo le nostre. Buona sera.”
“AAA, FG non c’è più e la WZ non importa più armi per conto terzi, come faccio?”
“Noi a volte ci avvaliamo della collaborazione di un’altra azienda di importazione di Brescia la SR, provi li, chieda del signor CS.”

“Pronto, SR? Vorrei parlare con il signor CS.”
“Sono io.”
“Ah buon giorno debbo importare un’arma dalla Svizzera, da Lugano, e la Questura mi chiede di indicare un importatore provvisto di patente doganale per rilasciarmi il nulla osta. Lei potrebbe fare al caso mio?”
“Certamente. Di che arma si tratta?”
“Di una pistola, di una SIG per la precisione.”
“Va bene al momento opportuno mi faccia avere tutti i dati poi ci accorderemo per andare in dogana a Brescia quando lei avrà passato la dogana svizzera e in seguito andrò a Gardone.”
“Veramente a Gardone vorrei venire anch’io, sa ho avuto dei problemi in passato e adesso vorrei seguire la cosa personalmente.”
“Va bene vorrà dire che a Gardone andrà lei. Sa già chi la assisterà per le pratiche svizzere?”
“Perché, occorre che mi segua qualcuno anche in Svizzera? Io credevo di fare da solo là, in Italia ho bisogno di un importatore perché me lo chiede obbligatoriamente la Questura ma per la Svizzera non pensavo ce ne fosse bisogno.”
CS sorride al di là del filo “Non è così semplice creda, è meglio che si faccia assistere altrimenti non ne uscirà mai.”
“A proposito quanto mi verrà a costare?”
“Beh dipende …”
“Si ma all’incirca?”
“Più o meno 140/160€ però dipende anche dall’IVA che dovrà pagare.”
“Così tanto? L’anno scorso a FG ho dato in tutto 120€ comprensivo anche delle pratiche svizzere.”
“Caro signore FG importava tante armi e faceva quindi delle pratiche forfettarie, fra le proprie inseriva anche quelle di altri e così ecco perché costava solo quello che lei ha detto. Ma per un’arma sola più o meno i costi sono quelli che le ho detto io.”
“Ma il suo disturbo al di là dei costi istituzionali quale sarebbe?”
“Va beh a me darà un’ottantina di euro …”
“Ma poi allora dovrò pagare anche uno svizzero …”
“Beh certo, le operazioni sono due e complesse. Quando passerà la dogana svizzera le forniranno il documento T1, Transito1, e con quello avrà 8 giorni per passare la dogana italiana. A proposito si faccia mettere in fattura la dizione esente da Euro 1 così risparmia sul dazio. E al momento opportuno mi dia anche il suo codice fiscale.”
“AAA, a Brescia mi hanno detto che dovrò farmi aiutare anche da uno spedizioniere svizzero, io credevo di fare da solo, venire da lei, prendere l’arma, andare alla dogana svizzera, espletare tutte le procedure direttamente e poi una volta in possesso del T1 andare a Brescia. A proposito poi mi hanno detto di scrivere qualcosa in fattura a proposito dell’Euro 1 per risparmiare sul dazio, son cose note a lei vero?”
“Dell’Euro 1 ho sentito parlare ma non so cosa bisogna scrivere, mentre per le operazioni doganali le garantisco che non può fare da solo le occorre uno spedizioniere.”
“Lei me ne può consigliare qualcuno?”
“Noi lavoriamo spesso con DEF a Chiasso, provi a chiamarli, il numero è ***. A proposito è arrivato il conto del ritorno della sua arma in Svizzera, ho pensato che sarebbe giusto dividere il costo a metà. Cosa ne pensa?”
“Cosa debbo dire … va bene … di quanto si tratta?”
“492 FS, diviso due a lei toccherebbero 246 FS!”
Caspita! Una sciocchezza …
“Inoltre si ricordi che deve farmi avere il nuovo nulla osta del casellario svizzero e il permesso della questura italiana poi io procederò a richiedere il permesso al Canto Ticino.”
“Ma non posso usare il nulla osta del Casellario svizzero dello scorso anno?”
“No, il documento è valido solo per tre mesi! A proposito dato che lei ha già il numero del Catalogo Nazionale Armi italiano vuole che glielo mettiamo noi sulla pistola con il laser? Altrimenti a Gardone glielo mettono a martellate e su un’arma di questo valore …”
“E questo quanto costa?”
“Saranno una cinquantina di FS.”
Sospiro “Mettetemi il numero a laser.”
“DEF? Buon giorno, AAA di Lugano mi ha fatto il vostro nome per l’importazione di una pistola, mi dice cosa devo fare?”
“Semplice, lei venga da noi non troppo tardi il giorno in cui farà l’importazione (non oltre le 16 mi raccomando, sa la dogana chiude alle 18 ma ci sono parecchie pratiche da espletare), metta la pistola in una scatola che si può sigillare e ci mandi i documenti qualche giorno prima così prepariamo tutto per benino.”
“Quanto mi verrà a costare?”
“150 FS, cioè al cambio attuale circa 100€.”
“Ispettore finalmente ho tutto (credo …), ho trovato anche lo spedizioniere italiano che mi assisterà in dogana. Adesso cosa devo fare?”
“Compili questo modulo di richiesta di permesso di importazione e lo corredi di due marche da bollo da 14,62€.”

Sono passate altre settimane, in definitiva dall’inizio delle operazioni nel Febbraio del 2008, da quando cioè ho acquistato l’arma a Lugano, sono trascorsi ben 18 mesi.

Oggi però finalmente sono stato a Lugano e con la mia SIG bene imballata sto veleggiando alla volta di Chiasso verso gli uffici della DEF. Con l’efficiente impiegato della DEF ci siamo recati prima ad uno sportello della dogana commerciale svizzera dove due bionde ragazzine non sapevano bene cosa fare davanti ad un PC; il mio ragazzo DEF (efficientissimo debbo ripetere) le ha aiutate a risolvere un paio di problemini e poi rapidamente ci ha condotto (me e la SIG) ad uno sportello di transito della dogana italiana; anche qui conosceva tutti e rapidamente ha concluso le procedure con successo; mi ha detto di aspettarlo fuori dove sarebbe comparso con un doganiere elvetico per sigillare il pacco con dei piombi; così è stato e mi ha salutato indicandomi il posto della Guardia di Finanza italiana dove avrei dovuto andare per ottenere il permesso definitivo di ingresso.

Al posto indicatomi non si vedeva nessuno; sono entrato in un grande atrio con il mio pacco in mano; ho girato alcune sale e finalmente ho visto un gruppo di persone, chi in divisa e chi in borghese (ma anche quelli in borghese non avevano l’aria di civili), mi hanno squadrato con un’aria strana (almeno a me è sembrata strana …) da capo a piedi, hanno rivolto subito lo sguardo professionale al pacco che avevo con me e uno mi ha chiesto:

“Desidera?”

Anche qui se avessi potuto proprio esprimere i miei desideri forse non sarei stato capito ragion per cui ho semplicemente detto:

“Ho qui un pacco da portare in Italia.”
“Di che si tratta?” Ha chiesto ancora quello di prima.
“Di una pistola.”

Si sono fatti subito tutti seri ed attenti, anche quelli che fino ad un secondo prima sembravano parlottare fra loro. Colui che sembrava il capo mi ha squadrato con maggior attenzione poi ha continuato:

“Ha espletato tutte le formalità?”
“Sissignore, infatti ho qui con me il modello T1.”

Mi ha guardato ancora per un attimo con fare inquisitorio poi all’improvviso si è come disinteressato di tutto ed ha aggiunto rivolto ad uno in divisa:

“Esposito pensaci tu.

” Ed hanno ripreso le loro attività di prima che io entrassi. Quello in divisa mi ha chiesto di visionare i documenti di accompagnamento poi ha detto:

“L’arma è li dentro?”
“Si.”
“E’ piombato il pacco?”
“Come può vedere …”
“Va bene, passi pure.”
“Dove vado?”
“Adesso le apro il cancello, così può entrare in Italia. Mi segua.“

E sono rientrato in Patria. Mentre rientravo in automobile a casa mia un senso di leggerezza mi pervadeva l’animo, come quando hai superato un esame difficile o hai vinto una gara durissima, ero spossato ma contento, serenamente contento senza essere esaltato. La mia SIG era finalmente con me, nel baule della mia macchina! Era giovedì, e lunedì avrei concluso ogni cosa, ne ero sicuro, perché ormai avevo solamente da concludere il passaggio in dogana italiana assistito da persone che sembravano amiche ed il Banco Prova di Gardone mi incuteva solo un leggerissimo timore forte dei documenti ministeriali che avevo con me.

Ma ancora una volta evidentemente mi sbagliavo!

L’epilogo drammatico

Da casa mia a Brescia ci sono meno di 70 Km in auto ma di lunedì mattina occorrono almeno due ore. Avevo appuntamento alle 9 in punto alla Dogana di Brescia personalmente con CS, che mi aveva fornito anche le informazioni stradali fondamentali per arrivare. Avevo deciso di partire molto presto per evitare certi nodi di traffico stradale prima di entrare in autostrada e fui accorto perché, tanto per cominciare bene la giornata, il satellitare su cui contavo per arrivare a destinazione decise di piantarsi proprio quella mattina all’alba. Forse era un orario troppo mattutino per lui (e in fondo potevo anche capirlo). Avevo comunque il telefono portatile che mi fu utile nelle vicinanze per farmi condurre a destinazione.

Arrivato davanti al cancello della dogana CS che è in contatto telefonico con me mi dice di aspettare fuori che sarebbe arrivato subito un suo collaboratore (io credevo che avrei incontrato lui …). Dopo poco vedo arrivare dall’interno un tale che punta chiaramente e decisamente verso di me. Scambiate le formalità di presentazione Tizio mi chiede se avevo con me tutti i documenti oltre ovviamente il pacco. E poi aggiunge, quasi preso da ispirazione improvvisa:

“Lei possiede Partita IVA?”

Ora bisogna sapere che io ho da pochissimi mesi aperto una specie di Partita IVA detta dei Contribuenti Minimi che è una sorta di Partita IVA per cui non si deve tenere nessun registro IVA, né fare alcuna dichiarazione IVA, né tanto meno chiedere ad alcuno di aggiungere l’IVA sulle proprie prestazioni e quindi nemmeno di versarla come fanno tutti gli altri (quelli della Partita IVA vera) nei periodi giusti; chi non conosce questo nuovissimo ruolo contributivo non capirà che senso possa avere (nemmeno io l’ho capito), sta di fatto che va bene così, non fa male a nessuno ed è obbligatorio per legge in certe situazioni. Quindi io ho una Partita IVA, nominalmente, ma in pratica non la uso mai, tanto che non la porto con me e mi sono ovviamente dimenticato il numero… Però colgo al volo un possibile problema e comincio a sentirmi a disagio…

“Si e no, cioè ce l’ho ma non la uso mai, cioè non sono un vero contribuente IVA, quindi potrei dire, anzi dico che non ce l’ho una Partita IVA come si intende comunemente.”

Tizio strabuzza gli occhi e poi fa freddo:

"Ma insomma lei ha una Partita IVA si o no?” E aggiunge vedendomi in cerca di un’altra scusa: “Perché guardi che se ce l’ha e dice di non averla il sistema se ne accorge quando immetteremo i suoi dati e bloccherà tutto!”
“Cioè?”
“Cioè si ferma tutto finche lei non dà il suo numero IVA. Mi ha capito?”
“Ma io non ce l’ho qui con me, non la uso mai. E non posso bloccare tutto, ho un appuntamento oggi al Banco di Gardone e non posso perderlo. CS non mi ha accennato a questo fatto!”
“Non so cosa farci. Tiri fuori il numero della sua Partita IVA o ritorni quando ce l’ha.”

Comincio ad annaspare perché mi rendo conto che ha ragione e sono di nuovo sul ciglio di un burrone per un maledetto cavillo burocratico! Vedo già annullato il mio appuntamento di oggi con il Banco, sento l’impiegato del Banco che mi dice che non c’è più posto per me fino a Natale, mi vedo già in auto verso Lugano a riportare l’arma a AAA. Poi mi viene la grande idea: ho il mio numero di Partita IVA salvato sul PC!! Adesso telefono a mia moglie e le do istruzioni per cercarlo, sarà dura vista la sua poca dimestichezza informatica ma ci riuscirò. Il telefono però squilla a vuoto per lunghi minuti finche la chiamata si interrompe: mia moglie è già uscita e chissà quando tornerà stamattina…Sono perduto!

Tizio si spazientisce e dice che chiederà a suo fratello su in ufficio di provare a cercare in internet se magari sotto il mio nome compare qualcosa, dubita che si riesca ma proveranno. E se ne va.

La disperazione però aguzza l’ingegno. All’improvviso mi ricordo che quest’anno ho appena fatto due piccole fatturine ad una organizzazione di Milano e che sulle fatturine anche se non ho esposto IVA ho però dovuto mettere il famoso numero (ripeto non chiedetemi il perché …). Controllo l’orologio e vedo che sono le 9 (infatti ero arrivato in leggero anticipo) magari in amministrazione c’è qualcuno. Risponde il centralino che dice che in amministrazione arrivano fra le 9,30 e le 10!! (Bell’azienda…). Friggo per alcuni minuti, poi alle 9,10 tento ancora con il diretto di una che conosco: BINGO!! Risponde. Mi sento quasi commosso, la voce trema e neanche mi accorgo che la tale è piuttosto sulle sue perché pensa che io voglia sollecitarle il pagamento della seconda fatturina che da due mesi ritarda … Quando capisce che il mio problema è un altro si rilassa e, sollecita, mi fornisce il mio famoso numero.

Sono le 9,15 si può ricominciare.

Chiamo al telefono i tizi di prima e poco dopo arriva un altro che si annuncia come Caio, il fratello di Tizio. A lui do il mio numero di partita IVA e i documenti necessari per procedere. Caio mi dice di aspettare ancora un poco fuori dai cancelli dell’immensa dogana di Brescia (che per fortuna è deserta visto che siamo al 31 di Agosto) e sparisce su ancora negli uffici. Dopo circa un quarto d’ora riappare Caio con una camminata ciondoloni verso di me con una sigaretta pendula all’angolo della bocca. In mano ha delle carte e mi fa segno di entrare con la macchina. Il finanziere di guardia non mi vede nemmeno.

“Parcheggi pure qui sotto gli uffici.” Ed aggiunge “Ha la pistola con sé?”

Lo guardo stralunato; ma perché mai sarò qui se no?? Gli mostro la valigetta piombata. Caio annuisce lieto e poi mi fa:

“Me la dia che la porto dentro per sdoganarla.”

Cosa?? Consegnare l’arma ad un estraneo in un posto che non conosco e che non so come funziona? Io sono un tiratore e la prima legge che si impara quando si diventa tiratori è NON CONSEGNARE MAI LA TUA ARMA A NESSUNO tanto meno ad estranei!!!

“No guardi io la mia pistola non la do a nessuno, se non le dispiace vengo anch’io con lei e la porto personalmente dove si deve portare; o non posso entrare?”
“No … beh … ecco non è così semplice … ma si certamente venga pure anche lei.”

Caio è titubante (e non capisco perché) ma non riesce ad imbastire nessuna buona ragione per strapparmi l’arma dalle mani.
Mentre però saliamo i gradini e ci addentriamo per i corridoi mi tira fuori una storia strana:

“Però guardi il funzionario da cui andremo è un tale un po’… come dire … schizzato, fuori di testa, non è bene che lei si faccia vedere, non si sa mai cosa potrebbe accadere, lasci che faccia tutto io che sono conosciuto qui dentro; le garantisco che finirà tutto bene in pochi minuti. Ma lei è bene che stia fuori, ok?”

Lo guardo dubbioso … ma tutto sommato non ci vedo un pericolo reale e poi siamo proprio fuori da un ufficio che chiaramente non dovrebbe avere altre uscite, quindi acconsento a mollare l’arma e ad aspettare fuori. E’ proprio un giornata stanca, non c’è quasi nessuno in giro, ogni tanto una persona attraversa rapidamente un atrio ed entra in un ufficio, due fattorini (uscieri ?) dall’aria sfaccendata stanno chiacchierando dietro un bancone, alle pareti sono appesi manifesti che dichiarano con enfasi che l’Amministrazione dello Stato è al servizio dei cittadini e che ha fatto questo e quello per risolvere dei problemi. Io credo che sia così ma francamente in questo momento sono del tutto disinteressato alla cosa, spero comunque che ci siano tante persone soddisfatte di questo. Poco dopo Caio esce con la mia valigetta in mano e mi fa segno di seguirlo verso l’uscita. Mentre varchiamo la porta mi consegna l’arma e dice con tono prudente:

“Tutto a posto, la metta via subito, sa …”
“Posso andare?”
“Certamente ecco qua il documento che le servirà a Gardone al Banco.”

E mi dà una carta strana con delle scritte che non si capiscono.Mentre ci avviciniamo alla mia auto chiedo ancora:

“Ma è tutto? Questo documento è tutto ciò di cui ho bisogno per dimostrare che ho passato la dogana?”
“E’ tutto, vada tranquillo, consegni questo documento a Gardone e lei è a posto.”

Mentre apro lo sportello della macchina chiedo finalmente:

“E per il vostro compenso come faccio?”

Caio con noncuranza e con voce appena sussurrata mi fa:

“Mi dia xxx € e siamo a posto.”
“Scusi ma non ho capito, debbo dare xxx eurozzi a lei brevi manu senza un pezzo di carta qualsiasi che attesti che ho pagato, senza una fattura che descriva gli elementi costitutivi del conto? A lei che peraltro non conosco nemmeno? Io ho preso accordi con CS e, per inciso, fra l’altro mi aveva parlato di una cifra diversa e minore. Come mai adesso arriviamo a xxx €?”
“Ah guardi io non so niente, non chieda a me, a me hanno detto di farmi dare xxx € e che poi lei sarebbe passato in ufficio per la ricevuta.”
“Ma in quale ufficio? Non qui? Dove si trova questo benedetto ufficio? Voi non siete dipendenti della SR?”
“Ma nemmeno per idea io e mio fratello siamo spedizionieri autonomi e lavoriamo qui. CS ci ha chiesto per piacere di seguirla nelle operazioni doganali e nient’altro. Lui è a Gardone, non qui, è a pochi passi dal Banco; lei aveva detto che aveva fretta e così noi si pensava di accelerare le cose in questo modo e di farle avere la fattura dopo che ritornava dal Banco, altrimenti se vuole la fattura prima di pagare dovrà aspettare che vengano da Gardone a portarla.”
“E quanto dista Gardone da qui?”
“Una mezz’oretta di macchina.”
“Senta mi chiami CS al telefono per favore che ci spieghiamo.”

Caio prende il cellulare e chiama CS che risponde immediatamente.

“CS senta c’è qui il cliente che dice che non vuole pagare (!), io non so cosa fare glielo passo.”
“No, no, un momento, come che non vuole pagare? Io voglio pagare eccome se voglio pagare! Non mene vado da qui prima di aver pagato, però voglio chiarimenti!”
“Ma cosa vuol chiarire?” Dice CS dall’altra parte del filo (si fa per dire visto che parliamo al cellulare) “E’ tutto chiaro, noi l’abbiamo assistita come d’accordo e adesso le chiediamo di saldare il conto. Che c’è che non va?”
“Innanzitutto io credevo che avrei trattato direttamente con lei e invece ho incontrato persone che non conosco e che dicono di nemmeno far parte della sua organizzazione.”
“Ma questo a lei che importa? Ha avuto il servizio no? E allora tutto è ok.”
“In secondo luogo, scusi sa, ma come pretende che io cacci dei soldi così a mano a uno che non conosco senza un pezzo di carta giustificativo ufficiale? Ma in che mondo viviamo? E poi come siamo arrivati a xxx €? Io mi ricordo precisamente che lei aveva parlato di 140-160€ e che il suo compenso sarebbe stato 80€ di questi. Ora se devono essere xxx € che siano xxx ma per favore fatemi capire cosa c’è dentro questa cifra.”

CS adesso dall’altra parte dà in escandescenze, dice che non si è mai sentito nel loro mondo uno che pretende di sapere i costi delle operazioni doganali, che tra l’altro il prezzo che mi hanno fatto è ridicolo in rapporto ai costi che sostengono gli altri clienti (ma ovviamente non si rende conto, o finge, che gli altri clienti con cui di solito tratta sono trasportatori con carichi di centinaia di migliaia di euro …), che sicuramente se ci rapportiamo ai costi ad esempio svizzeri non c’è nemmeno paragone e via dicendo e che se voglio la fattura, bene non c’è problema me la fa portare subito da un impiegato. E mi attacca il telefono. Caio si allontana quatto quatto come se avesse altro da fare. Io lo inseguo e dopo un po’ lo trovo in un ufficio che finge di fare qualcosa e comincio a stringerlo all’angolo per sapere, a parte l’IVA che conosco perché so quanto c’è scritto in fattura, quali e quanti siano gli altri costi. Caio dice di lasciarlo in pace perché lui non c’entra e non ne sa niente!

“Come lei non ne sa niente, ma non è stato lei a fare tutte le pratiche? Non è un esperto di questa faccenda? Lei è un professionista caro Caio non mi prenda per fesso. Non può non saper quanto siano i costi istituzionali di dogana. Lasciamo perdere il compenso di CS e l’IVA, mi dica quanto mi è costata la dogana!”

Alla fine cede, dopo ripetute insistenze mi confida che oltre all’IVA hanno dovuto pagare per me poco meno di 10€ di spese doganali!! Sicuramente avevano cercato di spennare un pollo perché solitamente sono abituati a trattare con clienti istituzionali che conoscono perfettamente il settore, questa volta avevano trovato un privato del tutto digiuno di quella realtà e allora …
Intanto il tempo passa e il mio appuntamento al Banco per la mattina rischia di saltare. Così telefono a Gardone e chiedo al responsabile con cui ho preso accordi se è possibile rimandare al pomeriggio. Molto gentile acconsente spiegandomi precisamente orari e modalità di ingresso.

Dopo più di mezz’ora entra un auto con un tale che Caio mi indica come la persona attesa. Io credo che sia CS in persona invece è un suo impiegato. Andiamo nell’ufficio di Caio e li l’impiegato mi dà la fattura con scritto xxx € (CS non ci pensa nemmeno a smettere di prendermi per il naso …). Leggo con attenzione ed osservo che hanno inserito voci come CARICO E SCARICO CAROVANA (???) MAGAZZINAGGIO (???) DIRITTI DOGANALI (100€), oltre naturalmente al compenso diretto per l’organizzazione. Inoltre sulla fattura c’è scritto che al pagamento mi verrà consegnata la BOLLA DOGANALE (!!!). BOLLA DOGANALE??? Ma che roba è? Forse quella che mi ha già consegnato Caio un’ora fa? Nemmeno per idea mi dicono, quello è solo un documento per andare al Banco. La Bolla Doganale è il vero documento che attesta che io ho passato la dogana!!

Roba da matti, Caio pretendeva un’ora fa che io gli versassi in contantI xxx € e mi avrebbe mandato via così NUDO, senza il vero documento liberatorio. Questi sono dei pirati!

Magari me l’avrebbero data poi … o forse no? A questo punto prendo una decisione, faccio quattro calcoli e decido di pagare l’IVA più i 10 € di spese doganali vere ed inoltre 80€ di competenze pattuite. Non un centesimo di più! L’impiegato telefona a CS che sbraita e dice di non darmi niente, Caio scappa nuovamente e nel frattempo ritorna anche suo fratello Tizio che si era assentato due ore prima. Tizio è un tipo violento e comincia ad apostrofarmi perché non voglio pagare. Io ribadisco decisamente che invece voglio pagare e non me ne andrò di li finche non mi faranno pagare ma che pagherò soltanto il giusto. E che tirassero fuori subito quella maledetta Bolla Doganale. Siamo in situazione di impasse, ci guardiamo in cagnesco ma nessuno cede. E il tempo passa …

Ad un certo punto perdo la pazienza e mi viene un’idea:

“Sentite un po’ adesso mi sono scocciato, ho preso una decisione: esco di qui e vado dai carabinieri, non so bene dove siano ma li trovo subito. E questa storia la concludiamo là. Ok?”

Naturalmente mi muovo lentamente per dar loro il tempo di reagire ed infatti vedo che Caio ha preso immediatamente in mano il cellulare e telefona freneticamente. Io sono già salito sulla mia macchina, ho chiuso la portiera e sto, sempre lentamente, ponendo mano alla chiave di accensione. E proprio adesso Caio, ancora col cellulare all’orecchio, mi fa segno in distanza con la mano di aspettare, si avvicina, io esco a metà dall’abitacolo. Caio chiude il telefono e dice ad alta voce in modo che anche l’impiegato senta:

“Va bene ci dia la cifra che ha detto e finiamola qui.”
“E la Bolla Doganale?”
“Eccola, eccola.” Poi rivolto all’altro “E dagli sta Bolla!”

L’impiegato tituba, io faccio per risalire, Caio strappa quasi la Bolla Doganale dalle mani dell’impiegato e me la porge. Ci rechiamo nella guardiola della Guardia di Finanza e firmiamo i documenti, io ricevo la fattura con PAGATO e la famosa bolla, caccio i quattrini promessi, poi ognuno per sé e Dio per tutti! Circa mezz’ora dopo sono al Banco di Gardone. Ma è troppo tardi per la mattina così un gentile impiegato mi accetta l’arma e mi dice di tornare alle 13,30. E vado in un bar a mangiarmi un panino e a bere una birra.

Alle 13, 20 sono di nuovo al Banco e gentilissimi mi accolgono in anticipo. Mi aspettavo chissà quali cerberi ed invece incontro persone gentili e miti, professionali e simpatiche. Osservano con ammirazione la mia SIG e fanno mostra di concludere in fretta con semplici formalità, anche perché l’arma è già bancata a Ulm in Germania e vige da 40 anni il principio di reciprocità fra i banchi europei. All’improvviso però uno si accorge di una cosa e dice:

“Ma quest’arma è nata in 9x21 o no?”
“No, è nata in 9x19 ed è stata adattata come al solito in 9x21.”
“Allora dobbiamo provarla a fuoco perché sono cambiate le condizioni tecnico-balistiche.”

Poi aggiunge vedendo che sto quasi per svenire:

“Ma è una cosa da nulla, un proforma, spariamo 4 o 5 colpi di sicurezza, vedrà che non è niente, se andava bene ad Ulm va bene anche qui.”

E sorride. Poco dopo mi assicurano che è tutto ok ma che devono comunque apporre anche i marchi di Gardone perché l’hanno provata.

“Ma fate col martello?”

Chiedo ansioso.

“Si, ma delicatamente stia sicuro. E glieli metto sotto le guancette così non rovino l’estetica.”

E di fronte a me smonta con mani esperte le guance e delicatamente picchia tre marchi in modo così impercettibile che il suo capo si china attentamente per controllare dato che si vedono appena appena. Ma non dice niente.

E' una SIG e tutti hanno rispetto! 

 

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